Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Nobile Venerdì 06 dicembre 2019
 

Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Nobile Marco , Recensione: Robinson, James M.Gesù secondo il testimone più antico. In appendice: il vangelo di detti Q, in Antonianum, 87/3 (2012) p. 622-623 .

Il presente volume dell’ormai nota ed utile collana di supplementi alla serie “Introduzione allo studio della Bibbia”, è una raccolta di vari contributi dell’autore sul tema riguardante la cosiddetta fonte Q o fonte di detti di Gesù. Gli articoli vanno dagli anni Ottanta del secolo scorso ai primi anni del 2000. La raccolta è di grande valore storico e scientifico. Storico, perché, oltre al contributo relativo allo studio del Gesù storico ed agli sviluppi del cristianesimo primitivo dei primi due secoli, lo è per il posto specifico che R. occupa nella storia della ricerca. Infatti, egli si è fatto promotore della composizione di un’equipe internazionale finalizzata all’edizione critica della cosiddetta fonte Q (Q Project) e dei conseguenti studi sul soggetto. Il valore scientifico invece sta appunto nell’aver dato una base critica solida alla scoperta, avvenuta nel lontano 1838, dello studioso di Lipsia Christian Hermann Weisse di uno strato testuale omogeneo al di sotto della superficie dei vangeli di Matteo e di Luca, al quale fu data la denominazione di Quelle (= fonte), siglata poi con la lettera Q. Attorno a questa scoperta sono scorsi fiumi di studi e contributi critici che hanno appassionato gli studiosi dei vangeli fino ad oggi. Essi in definitiva ritengono ormai un dato acquisito, nonostante qualche opposizione minoritaria, l’esistenza di un “vangelo” la cui caratteristica è quella di raccogliere detti di Gesù, a guisa di quell’altro testimone che è il Vangelo di Tommaso (non canonico).

Tale raccolta sarebbe stata usata dai due vangeli sinottici Matteo e Luca. Difatti, solo all’interno dei due vangeli canonici (oltre che in parte dei detti del vangelo di Tommaso) è dato di contare sulla fonte Q, non esistendone a tutt’oggi un testo autonomo.

I risultati che R. offre in questi suoi affascinanti contributi sono i seguenti.

Secondo lo studioso, la fonte costituita da Q ci metterebbe sulla strada per arrivare alle “ipsissima verba Jesu”, anche se la stessa fonte Q lascerebbe denotare un suo processo evolutivo interno, nel quale una primitiva raccolta di detti relativi all’insegnamento di Gesù di Nazaret (Nazara in Q), non immediatamente interessati all’evento pasquale, sarebbe stata adoperata da un redattore per dare ad essa un orientamento “deuteronomistico”. In altri termini, quella che dapprima era una pura raccolta sapienziale sarebbe stata trasformata dal redattore verso gli anni 70 d.C. in un testo giudiziale contro il tradimento dell’alleanza con Dio da parte d’Israele (in effetti, il messaggio deuteronomistico di Dt – Re). La storia della fonte Q, poi, sarebbe stata coinvolta nell’evoluzione della fede del cristianesimo primitivo, nel quale si sarebbero avuti due orientamenti, quello pasquale (Paolo e le comunità carismatiche dei gentili), che metteva in ombra la corporeità del Gesù terreno e quindi la sua irrilevanza, dando in seguito origine all’“eretico gnosticismo”, e quello ortodosso, volto a recuperare il valore irrinunciabile della “resurrezione della carne” e dunque la rilevanza del Gesù terreno.

I vangeli canonici successivi si sarebbero fatti artefici di una conciliazione di tali orientamenti, ridando ampio spazio al Gesù maestro di vita ed alla sua vita terrena (il materiale lo offriva appunto Q), conferendo però ad essi l’autorità rivelativa che proveniva dalla luce della resurrezione, la quale sola avrebbe fatto comprendere le verità da Gesù esposte nel suo insegnamento.

Il modo con il quale il R. tratta il tema è, come già detto, affascinante, perché sa unire all’affidabilità critica delle sue argomentazioni la passione propria di un credente che vuole mettere tra parentesi, senza mai disprezzarli, quegli sviluppi della religione cristiana (il credo apostolico) che talora hanno messo in ombra il Gesù reale, vissuto duemila anni fa: la troppa (seppur necessaria) dottrina avrebbe oscurato la soggettività del maestro ebreo che insegnava a vivere la vita concreta e ad orientarla verso Dio (se ci è permessa questa divagazione: una lettura francescana del Vangelo).

Questo bel volume riporta alla fine come appendice la traduzione del testo continuo della fonte Q.

 


 
 
 
 
 
 
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