Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Cacciotti Venerdì 06 dicembre 2019
 

Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Cacciotti Alvaro , Recensione: YANNIS SPITERIS, Francesco e l’Oriente cristiano, un confronto , in Antonianum, 75/2 (2000) p. 374-376 .

Le profonde affinità tra Francesco e l’Oriente cristiano sono l’oggetto di questo studio frutto di pluriennale interesse dell’A. Nato in Grecia, religioso cappuccino e docente di Teologia orientale presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma, l’A. è apprezzato scrittore nel campo della teologia ortodossa. Il presente contributo (nel quale confluiscono lavori precedenti che testimoniano la continuità del suo interesse) lo vede autore di un tentativo "in grado di apportare alcuni elementi che potrebbero arricchire gli studi francescani e che vogliono soprattutto servire da stimolo per ulteriori ricerche." (p. 8). Ancor più interessante per il lettore occidentale appare la prospettiva di confronto che il volume pratica tra Francesco e la spiritualità orientale. Precisati i confini dell’indagine l’A. scrive nell’Introduzione: "Francesco, nel suo stile e nella sua dottrina, rivela delle profonde affinità con il cristianesimo di tradizione greco-orientale; anzi si può affermare che noi siamo in grado di comprendere meglio il genio religioso di Francesco se lo studiamo situandolo dentro il grande filone di tradizione cristiano orientale. Sono convinto che il cristianesimo antico, nelle sue forme più svariate, possa servire da ‘presupposto ermeneutico’ per una più esatta comprensione del fenomeno di S. Francesco." (pp. 5-6). L’opera è divisa in tre capitoli che in una progressiva logica di approfondimento enucleano le intenzioni dell’A. Il primo capitolo redige una più ampia dinamica di quella annunciata nel titolo: "Francesco nella stima degli ortodossi". Infatti, dopo la rassegna di una serie di testimonianze di intellettuali greci e russi nelle quali si esprime l’ammirazione per colui che il grande romanziere greco Nikos Kazantzakis (1883-1957) ha chiamato il poverello di Dio, e, dopo aver notato come l’iconografia bizantina del XIV sec. già registra a Creta la devozione per S. Francesco; l’A., sottolinea come nell’ambito del francescanesimo molti autori siamo rimasti affascinati dalla spiritualità orientale. I casi di Angelo Clareno (1255 c.-1337) e di Bernardino da Siena (1380-1444) sono emblematici. Il primo tradusse molte opere di San Basilio e di Giovanni Climaco e il secondo sembra abbia adottato il monogramma "JHS" dai monaci esicasti presenti al Concilio di Firenze. Il frutto migliore del volume è offerto nei successivi capitoli. Il secondo affronta più direttamente le affinità esistenti nella spiritualità delle due tradizioni. Queste si incontrano perfettamente nel modo di concepire la vita monastica basata sulla fedeltà al vangelo, sulla minorità, sulla povertà vista come assoluta libertà interiore, sull’amore struggente per Cristo fino a diventare "pazzi" e voler dare il proprio sangue per lui, sulla contemplazione del Benamato nelle sue opere e il continuo contatto con lui attraverso brevi preghiere "monologiche" o giaculatorie, cioè con la "preghiera del cuore". Il terzo capitolo offre al lettore la possibilità di confrontare le analogie dottrinali tra le due tradizioni. Il punto di partenza è il Francesco degli "Scritti", ma non solo. L’Oriente cristiano lo ritiene "teologo" di gran pregio poiché in essi si esprime una intensa esperienza di fede che deriva dall’intima e amorosa comunione con Dio. Così, sia la "theo-logia" (Dio in sé) sia l’"economia" (Dio in noi), in ambedue le tradizioni, è fortemente triadocentrica secondo i tipici motivi cristiano-orientali: nel dire Dio si intende, contemporaneamente, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Dio è confessato e sperimentato come Padre che raggiunge le sue creature per divinizzarle in un movimento che fin da principio ha come scopo ultimo l’Incarnazione (primato di Cristo) e attualizza il suo disegno nella Chiesa e nei singoli uomini nello Spirito Santo (forte incidenza pneumatologica). Il ritorno del credente verso Dio possiede una dinamica inversa: nello Spirito (tutto nella vita cristiana e nella visione francescana è ispirato e condotto dallo Spirito e nello Spirito), attraverso Cristo (la consistenza della vita è "vita in Cristo"), si raggiunge il Padre comunicando con lui (è il fine ultimo dell’esperienza mistica). All’interno di questo movimento trinitario vengono trattate, infine, alcune tematiche come, ad esempio, la fraternità e il modo di concepire la Madre di Dio "sposa dello Spirito Santo". In chiusura di capitolo, l’A., con una breve considerazione di ordine storico, si chiede se Francesco d’Assisi ha mai conosciuto la spiritualità e la teologia orientale. La risposta si articola dalla semplice possibilità della conoscenza di classici del monachesimo antico in versione latina, fino alla diretta conoscenza di aspetti della vita cristiana orientale in occasione del suo viaggio in Oriente. Ma è molto più plausibile sostenere che l’originalità di Francesco dipende dalle stesse fonti (Bibbia e in specie il vangelo di Giovanni e le lettere paoline) da cui aveva attinto il cristianesimo orientale. In uno stile piano e piacevole il volume svolge con rigore il tema annunciato e sorprende positivamente la prospettiva "orientale" con la quale è presentato Francesco d’Assisi. Essa offre una diversa considerazione dall’imperante attuale visione che considera Francesco solo per la sua novità dal contesto monastico. Va reso merito al contributo di Yannis Spiteris e anche se il filo della sua ricerca si pone solo sul versante di un confronto positivo, non si vede come questo possa risultare riduttivo di una più ricca comprensione della figura di Francesco. Non da ultimo c’è poi da rilevare che il volume contribuisce alla causa dell’ecumenismo allestendo traiettorie di conoscenza tra le due tradizioni che giungono a suggerire l’amore come "arma" per l’unità. Afferma l’A.: "Dobbiamo amare l’Oriente cristiano... perché S. Francesco, forse senza saperlo, ha vissuto i suoi valori. Noi dovremmo sentirci ‘a casa nostra’ nell’Oriente cristiano, così come gli Ortodossi sentono Francesco ‘uno di loro’". (p. 245).

 


 
 
 
 
 
 
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