Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Faggioni Giovedì 12 dicembre 2019
 

Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Faggioni Maurizio , Recensione: S. C. BURTON ed., The Family. In Theological Perspective , in Antonianum, 73/3 (1998) p. 606-610 .

Il volume che presentiamo raccoglie i frutti di una serie di seminari di ricerca tenuti nell'anno 1994-1995 presso l'Università di Durham e rappresenta un notevole contributo per la comprensione storica, etica e teologica della vita familiare.

Mentre la realtà familiare tradizionale viene sempre più messa in discussione e rapidi mutamenti economici, sociali e culturali ne vanno trasformando in profondità la fisionomia, tanto che qualcuno ne ha persino decretato la prossima estinzione, almeno nelle forme e funzioni finora esistite, si osserva un'impennata di interesse e un moltiplicarsi di studi sul tema. Esistono molte ricerche sui principali fenomeni che interessano la famiglia oggi dalla instabilità dei vincoli coniugali alla costituzione di famiglie di fatto, dall'atteggiamento di sospetto verso la fecondità al ripensamento dei ruoli maschili e femminili e, più in generale, del sistema dei generi, dall'irrompere nell'immaginario collettivo dei nuovi metodi di trasmissione della vita, che infrangono l'arcano e arcaico simbolismo della nascita e della maternità, all'esplodere preoccupante della violenza intrafamiliare soprattutto a danno dei membri più fragili del nucleo. Tuttavia bisogna concordare con il curatore che mentre abbondano gli studi storici, sociologici, antropologici e psicologici sulla famiglia, c'è una relativa scarsità di teologia sulla famiglia (una buona selezione della letteratura disponibile alle pp. 345-346). Esistono - è vero - scritti di carattere divulgativo più o meno elevato, "ma i temi fondamentali devono essere esplorati in modo più diffuso e tenendo conto dell'ampio spettro di posizioni delle diverse confessioni cristiane" (p. XV). I diciotto contributi del volume, pur nella estrinseca rapsodicità delle tematiche svolte, si muovono in una sostanziale convergenza di mete e costituiscono una sorta di status quaestionis del dibattito teologico sulla famiglia e, ancor più, un contributo rilevante per la ricerca, l'avvio per un percorso appassionante e in gran parte da inventare.

I saggi sono stati organizzati intorno a due fuochi principali: da una parte gli studi in prospettiva biblica e storica, dall'altra i temi di più scottante contemporaneità, secondo una movenza cronologicamente progressiva. Bisogna notare, però, che la bipartizione ha la semplice funzione di scandire internamente lo svolgersi ordinato della linea di pensiero e non di isolare i temi antiquari e dotti dai temi più vivi e attuali, perché la riflessione biblica e storica rappresentano l'imprescindibile punto di partenza per una corretta ermeneutica del presente, mentre l'analisi di situazioni e problemi a noi più vicini per tempo e sensibilità getta luce nuova su problematiche antiche e posizioni tradizionali. "La riflessione sulla Bibbia e la storia è indispensabile e rilevante come la riflessione sull'esperienza contemporanea nel mondo moderno e l'una non può essere fatta senza l'altra" (p. XVI).

La necessità e i modi corretti di tale intreccio interpretativo vengono sottolineati in modo pacatamente polemico nel primo intervento della prima sezione, dovuto allo stesso curatore, che è studioso di esegesi neotestamentaria: il frequente ricorso alla Scrittura in recenti lavori teologici sulla famiglia rivela spesso un uso strumentale e persino abusivo del testo sacro, in obbedienza a interessi predeterminati e condizionati dalle urgenze contemporanee (pp. 3-23). Un saggio di approccio scientificamente ineccepibile al testo biblico viene d'altra parte offerto dai tre studi seguenti. J. Rogerson esamina le strutture familiari presenti nel Vecchio Testamento mostrando come gli elementi puramente sociologici e contestuali vengano poco a poco investiti dall'evento della partnership di Dio e si trasformino in strutture di grazia che trascendono la famiglia umana, salvandola dalle forze disgreganti e sostenendola e rafforzandola con energie rinnovate (pp. 25-42). J. Dunn ritorna, con larghezza di dottrina e originalità di analisi, sulle tavole familiari del Nuovo Testamento (Col 3, 18 - 4, 1; Ef 5, 22 - 6, 9; 1 Pt 2, 18 - 3, 7) e, andando contro corrente, lungi dal liquidarle semplicisticamente quali espressioni di una realtà socioculturale ormai tramontata, ne coglie il profondo valore testimoniante e profetico in un contesto socioculturale segnato da durezza e sperequazioni (pp. 43- 63). Infine il saggio di J. Francis su Bambini e infanzia nel Nuovo Testamento cerca di delineare le sorgenti bibliche di una teologia dell'infanzia non trascurando di segnalare i suoi legami con una teologia critica del potere (pp. 65-85).

L'intervento di Francis, insieme ad altri presenti nelle due parti del volume, concorre a delineare un capitolo alquanto trascurato della riflessione ecclesiale antica e moderna, quello appunto dell'infanzia. Di fronte all'enfasi di Gesù sul tema dei bambini, la tradizione teologica e generalmente la cultura occidentale si rivelano alquanto povere e inadeguate non solo ad accogliere la ricchezza dell'età infantile, ma anche a contrastare la marea montante della violenza contro i bambini che sta caratterizzando lo scorcio del secolo. Contributi interessanti per colmare questo vuoto vengono dalla presentazione che A. Fletcher fa dell'insegnamento puritano sulla punizione dei bambini nel contesto di una famiglia patriarcale fortemente gerarchizzata (pp. 107-128); dall'analisi sociologica penetrante e critica di J. Davis che accusa sia le teologie progressiste sia la cultura moderna e postmoderna di aver favorito una cosmovisione in funzione degli adulti e insensibile al benessere dei bambini nonché alla stabilité della famiglia (pp. 219-236); dallo studio di Ann Load intorno al fenomeno emergente dell'abuso sessuale dei bambini, indice di tutta una serie di distorsioni del sistema del potere in famiglia, nella chiesa, nella società (pp. 253-272). Questi quattro lavori offrono alcuni punti fermi e ancor più alcuni punti di discussione in vista dell'elaborazione di una riflessione più organica sul tema dell'infanzia in prospettiva teologica.

La sezione biblico-storica volge alla fine con un saggio di C. Harrison sulla famiglia nei Padri o, piuttosto, sul relativo silenzio delle fonti patristiche riguardo alle realtà familiari rispetto all'abbondanza di trattazioni di diverso genere intorno alla vita ascetica e alla verginità: l'autrice, che è specialista nell'opera agostiniana, propone l'intrigante ipotesi che uno dei motivi del pressante richiamo esercitato dalla verginità sui cristiani potrebbe essere dato più che dalla svalutazione del matrimonio, dalla autorità sociale e morale che quello stato di vita dava a coloro che l'abbracciavano (pp. 87-105). La sezione si chiude, dopo il citato studio di Fletcher, con un saggio di S. Gilley su G. K. Chesterton visto come caso emblematico delle prime fasi dello scontro fra una visione tradizionale della famiglia, governata da norme rigide, ritenute perenni e universalmente vere e imposte attraverso il principio di autorità, e le spinte autonomiste, eversive e, in qualche modo, disgregatrici che si facevano strada all'inizio del secolo ventesimo (pp. 129-147).

La seconda sezione del volume, intitolata Fede, famiglia e mondo moderno, raccoglie diversi interventi, molto variegati e articolati, che possono ricondursi a due grandi filoni. Un primo gruppo di lavori ha un taglio prevalentemente teologico. P. Selby colloca la famiglia nel più ampio contesto dell'ecclesiologia, giungendo a relativizzare la piccola realtà familiare fondata sul sangue e i vincoli umani rispetto alla vera e definitiva grande famiglia di coloro che hanno ricevuto l'adozione a figli (pp. 151-168). Sulla stessa lunghezza d'onda provocatoria si sintonizza l'intervento di M. Vasey su famiglia e liturgia, intendendo con il termine liturgia "il luogo nel quale la Chiesa scopre e attua una antropologia teologica" (p. 169): analogamente alla famiglia contemporanea, anche la liturgia gioca sulle dinamiche del desiderio e dell'affettività, ma proprio questa consonanza del movimento desiderante fa sì che la liturgia possa insegnare alla famiglia ad uscire dal suo isolamente autogratificante per aprirsi a cammini ulteriori sino a Dio (pp. 169-185). Sempre in ambito teologico, ma con intonazione più pastorale, J. Astley presenta le sue riflessioni sul ruolo della famiglia nella formazione cristiana, cioè in quel delicato processo che conduce alla osmosi della fede e alla sua ricezione consapevole (pp. 187-202), mentre la A. Borrowdale focalizza l'importanza della testimonianza del perdono se si vuole che la famiglia diventi un contesto di relazioni sane (right relations) (pp. 203-217).

Un secondo gruppo di lavori evidenzia l'impatto sulla famiglia di alcuni grandi fenomeni socioculturali che hanno segnato la fine del secolo ventesimo. A. Suggate esamina l'influsso sulla famiglia del socialismo etico di R. H. Tawney e del capitalismo etico della Thatcher e, pur mostrando le potenzialità ed i limiti di entrambi, non nasconde la sua propensione per una versione rivista del primo modello (pp. 237-252). Non poteva mancare un capitolo sul travagliato e non omogeneo rapporto fra Femminismo e famiglia, dovuto alla competenza di Susan Parsons (pp. 273-290). L'autrice dimostra come i diversi approcci femministi nei confronti degli schemi di potere e di dominio, connessi con la politica del genere e riflessi nella dinamica familiare, possano ridursi a diverse concezioni della giustizia, sia secondo la tradizione liberale, sia secondo la tradizione dei Communitarians, sia secondo la nascente tradizione post-moderna centrata sull'idea di amicizia (friendship). La Parsons stessa suggerisce che una rilettura/ricostruzione della tradizione della categoria di legge naturale potrebbe aprire vie feconde per la corretta comprensione e soluzione del problema, dal momento che la legge naturale ci permette di scoprire la nostra umanità "di persone fatte per amare, amare se stesse, amare gli altri, amare la Terra e amare Dio" (p. 288). E. Echlin ci conduce quindi a considerare il poco frequentato confronto tra famiglia e questione ecologica, cogliendo l'intima interdipendenza delle famiglie umane con la più vasta comunità della Terra e mettendo in giusta luce come preservare questa interdipendenza sia parte del progetto stesso di Dio creatore (pp. 291-305).

L'orizzonte dello studio si allarga verso il futuro nei due ultimi saggi. G. Loughlin svela la voglia di famiglia nella postmodernità attraverso la stimolante analisi di alcuni modelli familiari ricorrenti nella recente produzione filmica che si configurano come una sorta di escatologia familiare realizzata, una famiglia celeste attuata fin da ora nella forma della promiscuità sino a superare lo stesso tabù dell'incesto nello spirito di un consumo senza fine (pp. 307-327). Infine, collocandosi esplicitamente in prospettiva escatologica, C. Crowder evoca la riunione finale della famiglia umana, sospesa fra chi accentua la continuità e chi invece sottolinea la discontinuità tra vita terrena ed eschaton, ma in ogni caso oggetto di quel desiderio straziante del cuore che è la fame di piena comunione: questo traguardo ultimo rende conto del fatto che la famiglia ha importanza e che merita da parte di ciscuno attenzione e rispetto (pp. 329-344).

Credo che la semplice rassegna degli interventi che concorrono a formare il volume possa aver dato un saggio sufficiente della sua ricchezza documentaria, della originalità dei suoi apporti, della sua forza suggestiva. Si tratta di una raccolta indispensabile per lo studioso, ma di grande utilità anche per coloro che vogliono dedicarsi con mezzi culturali idonei e matura consapevolezza alla delicata pastorale delle famiglie. Mentre il destino e il ruolo della famiglia nucleare - questa realtà sociale definita da Lévi-Strauss "misteriosamente necessaria" - viene posto sempre più in discussione da molte parti, in questo trapasso non solo cronologico, ma anche epocale, credo che la teologia non possa abdicare dal suo ruolo di riflessione critica e di profezia. Un contributo per svolgere questo compito che ci attende viene anche da volumi come quello che abbiamo presentato, saldamente radicato nelle fonti della fede e nell'esperienza cristiana, ma con lo sguardo coraggiosamente proteso al nuovo che appare.


 
 
 
 
 
 
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