Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Nobile Martedì 22 ottobre 2019
 

Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Nobile Marco , Recensione: Christian Meier, Il mondo della storia , in Antonianum, 67/2-3 (1992) p. 438-439 .

In questo piccolo libro sono raccolti tre saggi di un professore di storia antica dell'Università di Monaco. Il primo studio è la rielaborazione di una relazione te­nuta al Congresso degli Storici Tedesci nel 1988 e affronta un problema generale di metodo, gli altri due, invece, sono degli studi particolari dedicati ad un soggetto che rientra nelle strette competenze del M.: i Greci.

Il libro è estremamente stimolante in generale per chi si dedica agli studi sto­rici e in particolare per gli specialisti di antichistica. La strutturazione stessa dei tre saggi ha un suo senso che risponde agl'intendimenti dell'autore.

Nel primo studio il M. prende di petto la questione metodologica e mette ii dito nella piaga di un certo modo tradizionale di condurre la ricerca storica, che, in quanto eurocentricamente orientato, mostra ormai tutto il gratuito provinciali­smo. Questo, difatti, ignora l'apporto che alla ricerca potrebbe essere dato dalle storie asiatiche ed africane. Certo, la visione della Storia non è la stessa in quelle regioni, ma si tratta di aprire appunto i nostri meccanismi categoriali a nuove do­mande originate dalla peculiarità e insieme dalla molteplicità delle storie, le quali, a loro volta, comportano anche un lungo processo, come per la nostra storia occidentale. Per venire a capo delle esigenze attuali della ricerca storica, bisogna servirsi di quegli studi che finora sono stati appannaggio esclusivo dell'etnologia, della sociologia e dell'antropologia culturale. È arrivato il momento di far entrare nella storiografia scientifica un più ampio comparativismo e un maggior ventaglio di questioni che diano spessore alla ricerca, finora ricondotta perlopiù ad una enumerazione narrativa di eventi.

Quanto nel primo studio è esposto in modo generale e astratto, diviene ope­rativo negli altri due saggi, trattanti rispettivamente: in che cosa consista la pecu­liarità dei Greci (/ Greci e gli altri) e il nesso esistente tra la nascita di un'intelli­ghenzia autonoma e la peculiarità politica greca {La nascita di un'intellighenzia au­tonoma presso i Greci).

Con il primo dei due, il M. vuole superare la convinzione pregiudiziale tradi­zionale che fa dei caratteri peculiari greci, la democrazia, la filosofia e l'arte, qualcosa d'innato. Lo studioso tedesco cerca invece d'indagare gli stretti rapporti intercorrenti tra l'andamento concreto dei fatti storici e le reazioni socio-culturali e giuridiche dei Greci. All'inizio, i Greci avevano le stesse possibilità degli altri; poi, gli eventi hanno operato delle condizioni alle quali i Greci hanno saputo e dovuto rispondere con un'isonomia delle strutture di vita cittadine (le poleis) e più tardi con la democrazia come sbocco della convergenza di più fattori vettoriali.

Il secondo degli studi dedicati ai Greci, sempre rispondendo agl'intenti meto

dologici dell'autore, si preoccupa di mostrare in modo veramente originale quale nesso stretto vi sia stato in tale popolo tra la struttura politica e la costituzione di una categoria autonoma d'intellettuali («intellighenzia»). L'isonomia prima e la democrazia poi, hanno reso necessario l'apporto di una categoria di saggi, che con l'apporto del loro pensiero razionale e demitizzante, desse un fondamento asso­luto alla corrispondenza tra il vivere politico cittadino e la struttura del cosmo. Via via, intanto, tale pensiero, con la corrispondente categoria che la veicolava e rappresentava, diveniva un'operazione e una condizione autonome.

Vari sono gli stimoli intellettuali e scientifici che suscita questo libretto. Certo, talvolta si ha l'impressione, come nel primo saggio, che troppa carne do­vrebbe essere messa al fuoco dagli storici; le esigenze della sussidiarietà multidi­sciplinare, oltre che una buona dose di capacità speculativa, sono più facili da enunciare che da rendere operative. Inoltre, gli ultimi due saggi, forse per l'amore del M. alla sua disciplina, tutto sommato danno talvolta la sensazione che tanto legittimo ragionare dell'autore, lasci ancora i Greci nella loro peculiarità unica nella storia dei popoli.

E tuttavia il conversare dell'autore e il movimento delle sue idee si lasciano seguire piacevolmente per il loro fascino.


 
 
 
 
 
 
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