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Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Nobile Marco , Recensione: Jorg Jeremias, Das Konigtum Gottes in den Psalmen. Israels Begegnung mit detti kanaanaischen Mythos in den Jahwe-Kōnig-Psaltnen , in Antonianum, 64/1 (1989) p. 199-201 .

L'interpretazione dei Salmi ha sempre costituito una sfida affasci­nante per lo studioso, data la complessità dei problemi che essa pone. Un problema tutto particolare costituiscono i cosiddetti « salmi d'intro­nizzazione » (in genere la critica chiama così i Sai 47, 93, 95, 96-99). Tra i grandi biblisti che si sono cimentati con essi, basterà citare i due classici, H. Gunkel e il discepolo S. Mowinckel. Le prospettive dei due studiosi erano diverse. Mentre il Gunkel vedeva nella totalità dei Salmi una rilettura escatologica posteriore, influenzata dalla predicazione pro­fetica, il Mowinckel interpretava praticamente tutti gli inni del sal­terio  alla  luce  della  sua  famosa   « festa  d'intronizzazione ».

L'autore del presente studio parte proprio della constatazione che i due suddetti studiosi hanno fatto la parte del leone nella ricerca sui Salmi, pur mostrando questa un fianco scoperto: la globalizzazione dei loro giudizi a riguardo delle composizioni salmiche, e, quindi, la super­ficialità   (Oberflàchlichkeit)   dell'indagine.

Lo J. ritiene, invece, che i salmi vadano esaminati a fondo singo­larmente, secondo il metodo della critica delle forme, delle tradizioni e della storia religiosa. E' la metodologia che egli applica nèll'indagare i salmi della regalità di Dio.

Egli, partendo dalle ultime ricerche (Michel, Lipinski), considera il suddetto gruppo di salmi suddivisibile in due tipi, quello dei cosiddetti «salmi su tema» (Themapsalmen), cioè quelli che contengono la frase: « YHWH màlàk (YHWH è re) », e quello degl'inni con forma impera­tiva. Nel periodo preesilico, i due tipi sono nettamente distinti e distin­guibili; nel periodo postesilico, invece, i confini tra i due divengono più  elastici.

Così, lo J. articola il suo studio in due parti: salmi e testi salmici del periodo preesilico (Sai 93, 29, 104,1-9, appartenenti al primo tipo; Sai 47, 68; Dt 33, 2-5.26-29; Es 15, lb-18, del secondo tipo) e salmi del periodo posteriore (Sai 95,99, dell'area dtn-dtr; Sai 96,98, d'influsso deu-teroisaiano;  Sai 97 e altri testi, del periodo ellenistico).

Riguardo alla prima parte, i salmi del primo tipo avrebbero mu­tuato il titolo e la concezione della regalità del Dio d'Israele dalla mito­logia cananea, con la quale, però, hanno dovuto confrontare e alla quale hanno dovuto opporre le caratteristiche dello stesso Dio d'Israele. Con la conseguenza che le qualità dinamiche dei cananei El e Baal sono divenute qualità d'essenza e atemporali in Jawè. I testi del secondo tipo, invece, si caratterizzano per la trasformazione che essi hanno operato di motivi mitologici in motivi storici, allorché presentano l'aspetto dinamico di Jahwè.

I  testi  della  seconda  parte  dello   studio,  mostrano   come,  via,via che la storia scorreva, ci si sarebbe allontanati sempre più dalla ti­pica polemica anticananea; dimodoché, la distinione anteriormente ne­cessaria, sarebbe divenuta sempre più sfumata. I motivi mitologici ven­nero usati più pacificamente e strumentalmente, al fine di esaltare l'uni­versale regalità del Dio d'Israele su tutti i popoli, su Israele stesso e su  ciascun   « giusto »,   quasi   in  cerchi   concentrici.

Il pregio maggiore di questo libro è la sua chiarezza e la sua con cisione, com'è nella migliore tradizione della scienza esegetica di lingua tedesca.

L'accuratezza dell'indagine filologica e la Scharfsinnigkeit dell'autore sono una  garanzia  del  valore   dell'opera.

Vogliamo,  tuttavia,   fare   dei   rilievi  critici,   che  vogliono   essere   co­struttivi per un dibattito sulla relazione tra metodologia e ideologia.

Come si è detto, è indubitabile il carattere magistrale dell'analisi critico-letteraria dello J., ma, a nostro parere, egli vuol far dire ad essa troppo e in maniera troppo scontata sulla concezione israelitica di Dio, in genere, e sull'interpretazione storico-critica dei Salmi, in specie. L'autore, pur riconoscendo quanto arduo e sfiduciante sia fare una rico­struzione storico-genetica dei Salmi, ripone un po' troppa fiducia in un'analisi che, invece, ricostruisce dettagliatamente l'evolversi delle con­cezioni religiose nella storia d'Israele, sulla falsariga di idee passate, talvolta aprioristiche, oggi divenute sempre più discutibili. Ci si rife­risce ad uno schema della storia d'Israele, che da un lato applica ad essa una concezione linearmente evolutiva e « idealistica », di stampo filosofico occidentale, dall'altro, ricostruisce troppo ottimisticamente detta storia sulla base delle fonti veterotestamentarie. Orientamenti attuali (Soggin, Garbini), anche se non condivisibili «in toto » e ulteriormente da maturare, mostrano quanto fragili siano le ricostruzioni storiche passate.

Per rimanere nell'ambito del nostro libro, ci sembra eccessivamente acuto affermare che i salmi della regalità di Dio di primo tipo, nel pe­riodo preesilico, vincano la battaglia contro la concezione pagana del­l'attività divina, staticizzando le qualità di Dio, in quanto « essentia pe-rennis Dei », contro il dinamismo cosmogonico politeistico degli dei ca­nanei. Non vi è forse, sotto questa concezione di Dio accreditata ad Israele, un'idea cristiano-occidentale di Dio? Lo stesso dicasi dell'atem­poralità, che ricorda  troppo  la  concezione  greca.

Un altro dato che sembra di dover rilevare dall'analisi dello J., è l'accentuata distinzione tra storia (Geschichte) e culto, per cui i salmi del periodo preesilico avrebbero decultualizzato le concezioni cananee, sto­ricizzandole. Così si legge, ad es., a p. 154: « Mythos und Geschichte sind eine schlechterdings unlosliche Verbindung eingegangen. Von einem Fest-geschehen ist im Unterschied zu Ps 47 und 68 in Ex 15 nichts mehr erkennbar ». A prescindere dal fatto che Es 15 ha un carattere forte­mente cultuale, ci sembra molto discutibile accreditare ancora all'antico Israele una concezione di Geschichte, che è un puro « a priori » idealistico. Come anche anacronistico è identificare la pur presente demitizzazione operata da Israele in campo religioso, a una demitizzazione postgali-leiana. L'originalità e la genuinità della fede israelitica si svilupparono sempre compatibilmente con le acquisizioni storico-culturali contempo­ranee.

 


 


 
 
 
 
 
 
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