Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Nicacci Venerdì 22 novembre 2019
 

Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Nicacci Alviero , Recensione: Ultimi storici. Salmi. Sapienziali (Introduzione alla Bibbia con antologia esegetica, sotto la direzione di TEODOMCO BALLARINI, STEFANO VIRGULIN e STANISLAO , in Antonianum, 55/3 (1980) p. 500-503 .

« Questo vol. III, a cura delle EDB (Edizioni Dehoniane Bologna), com­pleta il corso d'Introduzione alla Bibbia con antologia esegetica dell'Edi­trice Marietti » (p. 6). L'iniziativa intrapresa nel 1959 giunge così a con­clusione felice nonostante difficoltà di vario genere, a cui T. Ballarini ac­cenna nella presentazione. Il mondo biblico italiano ha dunque una se­conda introduzione moderna alla Bibbia (parallela a quella dell'Elle Di Ci) che conta 5 voi. ma 8 unità: i voi. II e V sono infatti in due parti, mentre il voi. IV è uscito in nuova edizione nel 1973.

Lo strano titolo del vol. III riflette la disparità di contenuto dovuta al fatto che esso ha dovuto accogliere quanto era stato tralasciato nei volumi precedenti sull'AT (II/l e II/2). Basta dare uno sguardo all'indice per rendersene conto: Esdra-Neemia (E. Vallauri), Cronache (L. Randel-lini), Tobia (S. Virgulin), Ester (F. Bellini), Giuditta (S. Virgulin), 1 e 2 Maccabei (E. Vallauri), Poetica ebraica (T. Ballarini), Salmi (questioni introduttorie: T. Ballarini, saggi di esegesi: V. Reali), Letteratura sapien­ziale (G. Laurentini), Giobbe (G. Laurentini), Proverbi (G. Laurentini), Can­tico dei Cantici (G. Laurentini), Ecclesiaste o Qoelet (G. Laurentini), Ec­clesiastico o Siracide (S. Virgulin), Sapienza (S. Virgulin).

Data la varietà del materiale, mi sia concesso di dedicare uno sguardo particolare ai libri sapienziali. In linea di massima ho avuto l'impressione che le trattaziini riguardanti la letteratura sapienziale in generale, Giob., Prov., Cant. e Eccle. siano soprattutto una rassegna delle opinioni degli esegeti, e che invece quelle riguardanti Eccli. e Sap. siano più ragionate e presentino anche le posizioni dell'Autore.

Nell'ultimo ventennio parecchi studi sono stati dedicati alla lettera­tura sapienziale, con il risultato di modificare vecchie idee e pregiudizi entrati anche nell'esegesi cattolica. Le precisazioni interessano partico­larmente Prov. per quanto riguarda il genere letterario (detto sapienziale e istruzione sono generi distinti e indipendenti, non c'è evoluzione dal­l'uno all'altra), il valore teologico (contro la concezione di una sapienza « profana ») e il tempo di composizione (contro la vecchia opinione che poneva la sapienza in blocco nel postesilio). I nomi degli Autori a cui si devono questi contributi sono menzionati nel nostro volume, ma i contributi stessi non mi sembrano recepiti in modo sufficiente. Nell'intro­duzione a Prov. si cerca invano una discussione sul genere letterario (salvo gli accenni al màsàl, pp. 379-80). Riguardo alla datazione, leggiamo in una nota (n. 5, p. 330) un'affermazione che almeno trae in inganno: « Per la letteratura sapienziale israelitica è quasi paradossale che, nata alla corte di Gerusalemme, sia stata composta nella maggior parte, durante il pe­riodo postesilico ». Tale affermazione viene poi corretta per quanto ri­guarda Prov. con frasi che non molti Autori, credo, sarebbero disposti a sottoscrivere così come suonano: « Contro l'origine salomonica delle raccolte seconda (10,1-22,16) e quinta (25,1-29,27) non vi sono serie obie­zioni » (p. 380); e poi più chiaramente: « Di questi tre volumi [Prov., Eccle. e Cani] si riconoscono di Salomone solo i ce. 10-22 e 25-29 dei Proverbi » (p. 425, n. 5). La « rilevanza teologica » di Prov. viene difesa giustamente contro i vecchi pregiudizi di « profanità » e di « utilitarismo », sulla scia della monografia sulla sapienza di G. von Rad. Mi sembra però che non venga sufficientemente chiarito che il sottofondo teologico della sapienza non è la teologia soteriologica del patto ma la fede in Iahve creatore. Alla luce di questa impostazione si spiegano molte delle « lacune » di Prov. (pp. 396-7) : l'alleanza, la torà nel « significato nomistico », il culto e il pericolo dell'idolatria sono temi legati appunto alla teologia del patto. Nello stesso paragrafo, l'affermazione circa i « temi del Deuteronomio, raccordati con la legge del Sinai, che vengono sfruttati da Proverbi in senso sapienziale » deve essere profondamente rivista, perché Prov. è anteriore a Deut. (M. Weinfeld, Deuteronomy and the Deuteronomio School, Oxford 1972). La morale di Prov. è fondamentalmente teologica anche se non ha come « supporto » la teologia del patto. Non mi sembra perciò esatto dire che « le affermazioni di Proverbi diventano teologica­mente più univoche allorché presentano qualche richiamo o riferimento esplicito a Jahve ».

Il paragrafo seguente sulla « morale » di Prov. (pp. 397-8) è basato largamente sulla monografia sulla sapienza di von Rad (trad. it., pp. 75ss), ma mi pare che il materiale non sia stato molto ben digerito. Il lettore difficilmente comprenderà come si possa conciliare l'affermazione che « la morale sapienziale non disgiunge moralità e religione » con l'altra che « Proverbi... ha esortazioni, e sono la maggioranza, interamente profane ». E' un peccato che impostazioni di fondo come quelle accennate non ab­biano potuto essere meglio chiarite in un'opera che per anni farà testo per i lettori italiani.

Si dovrebbe precisare poi che il problema delle relazioni tra Prov. e l'egiziano Insegnamento di Amenemope può essere ormai considerato ri­solto, in base agli studi che l'introduzione stessa cita, almeno in senso negativo. La dipendenza del testo egiziano da Prov. è impossibile per ragioni cronologiche. Non si dovrebbe quindi riferire le tre ipotesi di soluzione l'una accanto all'altra lasciando al lettore di fare la sua scelta (pp. 387-9). Resta comunque il compito di studiare sia il testo biblico che quello egiziano per se stesso per poi rifare il confronto su basi più sicure di quanto non sia stato fatto finora (cf. LA 29 [1979] 42-72).

Delle altre introduzioni dello stesso Autore quella a Cant. mi è sem­brata la più debole. E' significativo che manchi in essa il solito paragrafo sul valore religioso e anche il saggio di esegesi.

Le introduzioni agli ultimi due sapienziali Eccli. e Sap. sono migliori. Durante la mia lettura mi sono venute alla mente solo un paio di osser­vazioni. Si sa che esistono divergenze sull'ordine dei ce. 30-36 di Eccli. e sulla numerazione dei versetti. L'Autore dell'introduzione segue la « nu­merazione antica » adottata dal Rahlfs nell'edizione del testo greco (p. 445, n. 1). Ma ho avuto parecchi fastidi nel seguire la sua analisi della sezione « il testamento: 33,19-42,14 » (pp. 449-50), perché prima egli segue effetti­vamente la numerazione del Rahlfs (anche se con qualche sbaglio di stampa o svista), mentre da 35,11 in poi la abbandona in parte. La confu­sione delle versioni ha lasciato purtroppo qualche traccia.

Mi sembra piuttosto unilaterale l'affermazione che Sap. « si distin­gue per un'apertura umanistica verso il mondo ambientale, della quale la Bibbia ci offre pochi esempi » (p. 486). Questa è una caratteristica del movimento sapienziale in generale, non propria di Sap. Basti ricor­dare la ben nota dipendenza di una sezione di Prov. dall'Insegnamento di Amenemope. Probabilmente anche questa caratteristica della sapienza dipende dal fatto che la sua impostazione di fondo, cioè la fede in Iahve creatore, consentiva un'apertura al mondo esterno che la teologia del patto guardava con sospetto.

Dopo le abbreviazioni e sigle, l'opera reca un supplemento biblio­grafico a cura di T. Ballarmi (pp. 17-20) a integrazione del precedente voi. II/l della serie e anche di questo voi. III. Il foglietto volante degli errata corrige che accompagna il volume potrebbe essere allungato. Pec­cato soprattutto che siano restati più di una volta gli 000 nei rimandi alle pagine e alle note. Ma sarebbe ingeneroso sottolineare piccole disavven­ture in un'opera che ha richiesto alle EDB una prestazione veramente impegnativa. La stampa (simile a quella dei volumi Marietti) è bella e chiara, salvo forse per i numeroi minuscoli delle note. Il materiale è opportunamente suddiviso e disposto in un modo ordinato e arioso che facilita la lettura.


 


 
 
 
 
 
 
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