Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Rodriguez Carbajo Domenica 29 marzo 2020
 

Rivista Antonianum
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Foto Rodriguez Carbajo José , Inaugurazione dell'Anno accademico 2007-2008- Messaggio del Gran Cancelliere, in Antonianum, 83/1 (2008) p. 173-177 .

Venerdì 19 ottobre 2007, nella Basilica di Sant'Antonio com'è consue­tudine da alcuni anni, si è svolta la cerimonia di inaugurazione dell'anno ac­cademico 2007-2008 della Pontificia Università Antonianum. Ai discorsi del Ministro Generale dell'Ordine dei Frati Minori e Gran Cancelliere dell'Uni­versità, fr. José Rodriguez Carballo, e del Rettore Magnifico, fr. Johannes B. Freyer, O.F.M., ha fatto seguito un concerto di musica sacra della Scuola del maestro Enzo Tei.

Messaggio del Gran Cancelliere

Rettore Magnifico, fr. Johannes B. Freyer, Autorità accademiche, Pro­fessori e Officiali, Studenti e Studentesse, Cortesi ospiti e amici, il Signore vi dia pace.

L'inaugurazione dell'anno accademico è un'occasione privilegiata per riflettere insieme sulle finalità e sul ruolo della nostra Università francescana che si colloca, con una sua identità ben precisa, nel panorama sia delle altre Università e istituzioni accademiche presenti in Roma e nel mondo, sia dei numerosi centri di studio appartenenti a vario titolo all'Ordine dei Frati Minori e alla grande famiglia francescana.

1. Sono passati quasi tre anni da quando il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, di venerata memoria, ha concesso al Pontificio Ateneo Antonia­num il titolo di "Università". Questo fatto ha segnato una svolta epocale nella storia del nostro centro accademico e ha dato nuovi impulsi all'attività scientifica, orientandola decisamente verso la realizzazione di un obiettivo di primaria importanza qual è quello di aprirsi con sempre maggior convinzio­ne all'universalità della vita e del mondo in cui viviamo. Questo obiettivo, che rappresenta nello stesso tempo una sfida di alto profilo culturale, for­mativo e apostolico, comporta un confronto rigoroso con una molteplicità di fenomeni che configurano i diversi areopaghi e ambiti nei quali oggi la nostra Università è chiamata ad operare. Mi riferisco in modo particolare alla globalizzazione, al dialogo ecumenico, con le culture e le religioni, alla nuova evangelizzazione, al compito mis-sionario tipico del carisma france­scano, alla promozione della giustizia, della pace e della dignità della persona umana, alla salvaguardia dell'integrità del creato, all'impegno ininterrotto per collaborare alla crescita del Regno di Dio come servi di Cristo Gesù e annunciatori del suo Vangelo.

In un mondo sempre più globalizzato, gli orizzonti sono in continua, rapida espansione; non ci sono più limiti di territorio, di spazio e di tem­po. Nello stesso tempo, però, c'è il rischio, non indifferente, che la visio­ne della vita umana venga mortificata da obiettivi a senso unico quali, per esempio, l'assolutizzazione della dimensione economica, a scapito di aspetti essenziali della vita, tra cui, in primo luogo, la dimensione etica e la dimen­sione spirituale. Insomma, la globalizzazione porta con sé il rischio di una disumanizzazione del nostro pianeta, che influisce negativamente, per forza di cose, anche sulla solidarietà con il creato. È necessario allora avere un atteggiamento critico autentico, pervaso dalla sapienza cristiana, per essere in grado di elaborare una proposta culturale incisiva, capace di indirizzare l'intelligenza, la volontà, la sensibilità e l'interesse verso i valori veramente essenziali e duraturi, che appartengono alla vocazione soprannaturale di ogni essere umano, vocazione inscritta da Dio nel progetto della creazione affidato alla mediazione rivelatrice e salvifica del Signore Gesù Cristo.

Questo atteggiamento autenticamente critico e sapienziale rientra a pie­no titolo tra i compiti formativi che la nostra Università è chiamata a perse­guire: si tratta quindi di prendere coscienza, ancora una volta, del fatto che l'educazione è un elemento essenziale della missione della Chiesa (cfr. Vita consecrata, n. 96). Per quanto compete alla nostra Università, tale principio va attuato attingendo, tra l'altro, al patrimonio della scuola e della tradizione francescana, che offre una proposta valida ancora oggi, sia per il metodo che per i contenuti. Logicamente, questo patrimonio non va solo conservato e trasmesso, ma va anche arricchito e innovato con il contributo di una ri­flessione scientifica solida, aperta ad accogliere le sfide della globalizzazione e sollecita nel dare risposte adeguate alle molteplici domande di senso che vengono poste da ogni parte e nelle situazioni più svariate.

Sotto questo profilo, la nostra Università rappresenta un luogo e un laboratorio privilegiato di incontro, di dialogo e di condivisione, in ragione anche del suo carattere internazionale, che deve essere promosso e valorizzato come si conviene. L'internazionalità è rappresentata, in primo luogo, dalla presenza di docenti e studenti provenienti da tutto il mondo. Questo fatto, però, preso da solo, non crea automaticamente uno spirito aperto all'uni­versalità, in armonia e in conformità con la migliore tradizione francescana.

Ciò che si richiede è l'impegno a dare spazio e voce alle molteplici diversità culturali nello spirito dell'ascolto e dell'accoglienza che sanno creare l'armo­nia, la comunione e l'unità proprio attraverso l'incontro tra le diversità ap­portatrici di ricchezza umana e spirituale. E necessario, quindi, incrementare continuamente lo scambio, fatto con rispetto e cortesia, di esperienze e di sapere, nella convinzione che non si tratta di un mero esercizio accademico, ma di un'opzione formativa indispensabile per elaborare una rilettura della fede e del Vangelo capace di diventare messaggio udibile e credibile, attuale e convincente per gli uomini e le donne del nostro tempo.

L'apertura a una universalità dai confini sempre più ampi è motivata anche dal fatto che la nostra Università si compone di varie entità sparse in tutto il mondo: oltre alla sede principale a Roma, abbiamo la Facoltà di Scienze bibliche e Archeologia a Gerusalemme, l'Istituto di Studi Ecumenici a Venezia, l'Istituto Teologico aggregato di Murcia, con la nuova specializ­zazione in teologia fondamentale, i numerosi studi affiliati presenti in vari continenti, tra cui quello di Petropolis, in Brasile, dove si sta elaborando il progetto di un curricolo per la teologia dell'evangelizzazione. Al riguardo dell'universalità vorrei sottolineare, infine, che, grazie alla Pontificia Univer­sità Antonianum, l'Ordine dei Frati Minori mette a disposizione un centro accademico dove già da alcuni decenni si fa esperienza di una feconda colla­borazione interfrancescana.

2.1 compiti e le finalità sin qui tratteggiati attorno al dato della "univer­salità" chiamano in causa, come ho già accennato, l'impegno a crescere nella sapienza cristiana attraverso un itinerario formativo integrale. A tale riguar­do, è il caso di sottolineare due aspetti fondamentali della vita universitaria. Intendo riferirmi, in primo luogo, al rapporto fecondo e reciproco tra vita spirituale e vita intellettuale, tra studio e contemplazione, tra l'acquisizione della dottrina e la pratica della santità. In secondo luogo, desidero richiamare la vostra attenzione sull'esperienza che si fa e che si ha, come docenti o come studenti, della passione per la Verità che salva. Addentrarsi nella ricerca della Verità, percorrere la strada che conduce fino alla sua fonte inesauribile, essere attirati e illuminati dal suo splendore... Percepire lo splendore, e, quindi, l'armonia, il fascino e la bellezza della Verità...! Sono esperienze e traguardi di grande valore.

Ma se si va in cerca della Verità ciò accade perché, in ultima analisi, si è già afferrati, posseduti da essa. Pertanto, studiare significa anche lasciarsi conquistare e possedere ogni giorno dalla Verità che salva. Per questa ragio­ne, all'attività intellettuale vanno riconosciuti, a pieno titolo, i tratti specifici di una vocazione. Mi riferisco precisamente alla chiamata, all'invito rivolti dal Signore Gesù, con la cooperazione dello Spirito Santo. «Se rimanete fe­deli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31-32). Nelle battute iniziali del sermone Christus unus magister, San Bonaventura scrive:

«Uno solo è il vostro maestro, il Cristo, dice Matteo al capitolo ventitreesi­mo. Queste parole esprimono chiaramente qual è il principio sorgivo dell'il­luminazione conoscitiva, cioè il Cristo che — come è detto nel primo capitolo della lettera agli Ebrei — è irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola; è lui l'origine di ogni sapienza, come si dice nel primo capitolo dell'Ecclesiastico: La fonte della sapienza è la Parola di Dio nei cieli. Cristo stesso è allora fonte di ogni giusta conoscenza. Egli infatti è la via, la verità e la vita, come è scritto nel capitolo decimoquarto di Giovanni» (Christus unus magister, 1).

Così, stando alla scuola e alla sequela di Gesù Cristo Via, Verità e Vita, la dedizione allo studio e alla ricerca diventa un'avventura veramente ap­passionante e appagante, perché in lui «sono nascosti tutti i tesori della sa­pienza e della scienza» (Col 2,3). Da lui conosciamo e in lui sperimentiamo la Verità, la Vita, la Bontà e la Bellezza che Dio ha donato e dona alle sue creature e all'umanità. Inevitabilmente, nel portare avanti l'avventura dello studio e della ricerca si incontrano una prova da affrontare, una porta stretta da attraversare; si scopre quanto sia importante fare spazio, nello stile di una conversione permanente, al "novum" che viene dall'amore per la scienza e dal desiderio della sapienza. Come ho scritto nella lettera sugli studi pubblicata il 13 giugno 2005 dal titolo: Il sapore della parola. La vocazione intellettuale dei Frati Minori oggi, «Questa ricerca della Vita, della Verità e del Bene è un movimento permanente che ci rende itineranti, senza nulla di proprio. La ricerca scientifica cerca di stabilire i risultati ottenuti, mentre ne mette in evidenza il carattere relativo e spinge ad andare sempre più lontano. Non ci si può fermare in ciò che si conosce già. Colui che cerca non ha dove posare il capo. Alla fine chi ricerca è preso per mano dall'oggetto che studia e con­dotto verso nuovi orizzonti della vita e della verità. Il Beato Giovanni Duns Scoto ci dice: "Nel cammino del genere umano la conoscenza della verità è sempre in crescita"» (p. 26).

L'anelito incessante verso la Vita, la Verità, il Bene e la Bellezza si coniu­ga, senza soluzione di continuità, con l'esigenza di andare all'essenziale: nel perseguire questo obiettivo si rivela di grande utilità l'attenzione alla meto­dologia inscritta nella vicenda dei discepoli di Emmaus. Questa metodologia è stata raccomandata dal Capitolo generale Straordinario che l'Ordine dei Frati minori ha celebrato nell'autunno dell'anno scorso in preparazione al­l'ottavo centenario della sua fondazione che sarà commemorato nel 2009, in coincidenza con l'approvazione, da parte di Innocenzo III, della nostra Regola e vita. Nel documento finale: Il Signore ci parla lungo il cammino, la metodologia in questione viene descritta in questi termini: «...i discepoli, che iniziano il cammino come mendicanti di senso, rompono il silenzio per aprire il dialogo. Imparano a interpretare la propria vita e le proprie esperien­ze a partire dalle Scritture, mentre il Signore illumina il loro cuore. Fanno una sosta nel cammino per chiedere a Gesù di rimanere con loro. Nella sua misericordia, egli entra nel loro "spazio vitale" e rimane con loro. Quello che succede dopo è pura comunione fraterna: "Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero". In seguito ritornano dai loro compagni e fanno esperienza di condivisione, prima attraverso l'ascolto attento e, poi, narrando la vittoria della vita sulla morte, manifestatasi definitivamente nella risurrezione di Cristo» (n.44).

Cari fratelli e care sorelle, nel concludere il mio intervento in occasio­ne dell'inaugurazione ufficiale dell'anno accademico 2007/2008 voglio dire, innanzitutto, che dovete essere grati a Dio perché vi concede il dono di "stu­diare": lo studio e la ricerca sono una grazia e sono fonte di grazia, anche perché il sapere che si acquisisce come frutto del proprio lavoro, fecondato dallo spirito di orazione e devozione, diventa un bene prezioso e vitale da condividere con gli altri e da donare agli altri. Con questo sentimento di gratitudine verso Dio Fonte di ogni bene e di ogni dono perfetto, vi invito a rendergli grazie con tutto il cuore per il dono che siete voi gli uni per gli al­tri, professori, officiali e studenti, come singoli, come comunità accademica. Infine, rivolgo a voi il mio fraterno grazie per quanto avete fatto finora e per quanto farete nel corso di quest'anno accademico per il bene e lo sviluppo della nostra Pontificia Università Antonianum.

A tutti, e a ciascuno di voi in particolare, i più fraterni auguri di buon lavoro.


 


 


 
 
 
 
 
 
Martín Carbajo Núñez - via Merulana, 124 - 00185 Roma - Italia
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