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Revista Antonianum
Datos sobre la publicación

 
 
 
 
Foto , Libri nostri: VINCENZO BATTAGLIA OFM, Un Gesù « politico » per l'uomo d'oggi? La cristologia di Christian Duquoc , in Antonianum, 58/2-3 (1983) p. 514-516 .

L'autore, in questa prima opera ci offre i risultati di uno studio appro­fondito e critico della cristologia del domenicano Christian Duquoc, il noto teologo francese, professore alla facoltà teologica di Lyon.

Uno dei risultati che merita più attenizone è la individuazione di due fasi nello sviluppo del pensiero di Duquoc, cosicché si ha a che fare, se­condo l'autore, con due diverse cristologie. La disposizione della materia del volume segue questa suddivisione.

Il primo capitolo è dedicato alla prima cristologia, che è costituita essenzialmente dal primo volume della « Christologie », pubblicato nel 1968 con il titolo « L'homme Jesus ». E' un saggio che presenta i tratti caratteristici di una cristologia dal basso che si muove nella prospettiva tematica della singolarità di Gesù, con l'intenzione di superare il « mo­dello » manualistico, e che sviluppa una chiara risposta critica alle tesi ambigue dei teologi della morte di Dio, che interpretano Gesù come colui che libera l'uomo dalla trascendenza oppressiva ed alienante di Dio. Tale risposta è incentrata sulla tesi che « il cristianesimo non annuncia la morte di Dio, ma l'umanità di Dio ». Gesù non decreta la morte di Dio perché in lui — volto umano di Dio quale Figlio incarnato — abbiamo la rivelazione definitiva di Dio come il Padre amante dell'uomo, che promuove al più alto grado la sua esistenza.

Con la pubblicazione, nel 1972, del secondo volume della « Christolo­gie » dal titolo « Le Messie », si registra nel pensiero di Duquoc quella svolta che dà origine alla seconda cristologia, che è qui definita come « una cristologia moderna a dimensione politica » ed alla quale sono dedicati gli altri sette capitoli del volume, compresa la Conclusione.

L'autore mette chiaramente in rilievo i fattori che determinano e spie­gano la « svolta ». Si tratta dell'esigenza di rispondere alla domanda che viene con insistenza dal mondo secolarizzato di un Dio « diverso » da quello della ideologia metafisica, un Dio che renda l'uomo libero e pie­namente   responsabile   della   realizzazione   della   « giustizia »  nel  mondo.

Questa esigenza porta Duquoc a vedere nella teologia politica l'oriz­zonte di pensiero e l'angolo prospettico più adatti a dare una risposta valida alla domanda suddetta ed un'espressione nuova ed attuale al carat­tere pubblico del cristianesimo ed alla funzione politica della fede.

Si tratta inoltre del progetto di voler realizzare un saggio cristologico « moderno », che si pone in alternativa critica alla cristologia tradizionale, a quel tipo di cristologia, cioè, che si costruisce esclusivamente sulle formule dogmatiche di Nicea e di Calcedonia ed adotta il modello filo­sofico metafisico, non accettando o non considerando che questo ultimo è ormai fuori gioco e fuori luogo nel mondo occidentale che, a partire dall'epoca dell'Illuminismo, ha elaborato il pensiero filosofico seguendo tutt'altra strada.

In questo ambito prende corpo il rifiuto nei confronti della immagine metafisica di Dio, che trova una base di appoggio nel ricorso alla origi­nalità di Gesù nella rivelazione di Dio e che porta Duquoc ad elaborare la teoria della « simbolica trinitaria ». Quest'ultima risponde, tra l'altro, allo scopo di mostrare, contro il « sospetto » creato dalla psicoanalisi, che il Dio di Gesù non è un Dio che opprime, ma un Dio che libera.

Questa cristologia moderna si presenta infine come una cristologia esclusivamente dal basso, che adotta il criterio della autenticità umana di Gesù, della sua particolarità insuperabile e non assolutizzabile.

Secondo l'ottica della lettura politica, il Gesù terreno viene identi­ficato come il profeta che lotta per la giustizia, che lotta cioè a favore dei poveri e degli oppressi contro il potere ideologico, religioso e pratico della Sinagoga; come l'antimessia che, rifiutando il ruolo del messia apocalittico, non instaura il Regno di Dio in modo magico ed immediato, ma rende gli oppressi consapevoli che devono prendere in mano il proprio destino e che sono essi i protagonisti e gli autori della propria libera­zione; come il profeta di un Dio « diverso » da quello immaginato dai detentori del potere, nel senso che, coinvolgendo e compromettendo Dio nella sua prassi di liberazione, lo fa conoscere come il Padre che non può opprimere, perché ama l'uomo fino al punto da non volere niente altro per lui che la sua libertà.

Anche l'episodio della morte assume un significato prettamente poli­tico: Gesù è il profeta che muore assassinato, martire della propria causa.

Alla lettura in chiave politica della vicenda terrena di Gesù segue, per la coerenza intrinseca che è propria del rapporto tra cristologia e soteriologia, una interpretazione dello stesso segno della redenzione e della prassi del cristiano nella società.

Negli ultimi due capitoli viene offerta una valutazione critica delle posizioni assunte da Duquoc e per quanto riguarda la lettura politica del Gesù terreno e per quanto riguarda l'interpretazione della filiazione di­vina di Gesù.

Si può senz'altro affermare che il contributo più notevole offerto da questo libro è rappresentato soprattutto dall'analisi e dall'esposizione precise e complete della cristologia di Christian Duquoc, che, sebbene conosciuta, non è stata ancora oggetto, almeno per quanto risulta all'autore, di un lavoro di analisi e di critica particolarmente completo ed appro­fondito.


 
 
 
 
 
 
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