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Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Muzzi Sara , V incontro del centro italiano di lullismo ( E.W.Platzeck), in Antonianum, 81/3 (2006) p. 590-596 .

Il 19 maggio 2006 si è tenuto il quinto incontro del Centro Italiano di Lullismo. Il convegno si è svolto presso la Biblioteca della Pontificia Università Antonianum di Roma, organizzato dalla Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della stessa Università.

Il preside di nuova nomina della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani, p. Pietro Messa, ha aperto l’incontro con i ringraziamenti a quanti hanno donato al Centro le loro opere, ai partecipanti, allo sponsor Oltre il Chiostro e soprattutto a p. Alvaro Cicciotti, uno dei promotori di questa iniziativa, di cui come Presidente del Centro Italiano di Lullismo (CIL) ha accettato con piacere di raccogliere l’eredità. P. Pietro Messa ha ricordato che quando nacque la Scuola Superiore di Studi Medievali, il 12 maggio 1969, faceva parte del gruppo fondatore anche p. E. W. Platzeck, che nei primi anni tenne numerosi corsi su Raimondo Lullo. P. Pietro Messa si è inoltre rallegrato nel constatare il raggiungimento degli obiettivi che il Centro si era prefissato di perseguire nell’incontro costitutivo del 2002: dare continuità al magistero del p. E. W. Platzeck con l’organizzazione di corsi annuali su temi inerenti al lullismo: nell’Anno Accademico 2005-2006, il Prof. Perarnau ha tenuto presso l’Antonianum il corso dal titolo Il dialogo tra le religioni secondo Raimondo Lullo; l’allestimento di una biblioteca specializzata da realizzare in un settore della Biblioteca della Pontificia Università Antonianum; la pubblicazione di articoli su Lullo ed il lullismo: ad aprile è stato pubblicato su Frate Francesco un articolo di Francesco Fiorentino intitolato: Predestinazione e prescienza nelle opere latine di Raimondo Lullo; la partecipazione a convegni su Lullo ed il lullismo, organizzati da altri Centri: il CIL ha dato la sua adesione al convegno Il Mediterraneo del ‘300: Raimondo Lullo e Federico III d’Aragona, re di Sicilia. Omaggio a Fernando Dominguez Reboiras, Palermo 17-19 novembre 2005; la traduzione e l’aggiornamento di opere di Raimondo Lullo o di Autori che si sono occupati di Lullo e del lullismo. Per il 2007 si prevede la prima traduzione in lingua italiana del testo di Robert Pring-Mill El Microcosmos Lul·lià, la traduzione sarà curata da Anna Maria Saludes i Amat e da Anna Baggiani Cases, l’introduzione da Michela Pereira. Il testo verrà pubblicato nella Collana Medioevo della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani, Edizioni Antonianum, con l’indicazione CIL. Altre attività sono state promosse dal Centro come i contatti con il Postulatore della causa di beatificazione di Raimondo Lullo, Gabriel Ramis, per ottenere la riproduzione digitale dei processi canonici di Raimondo Lullo; il corso tenuto dalla Dott.ssa Sara Muzzi, dedicato a Lo Spirito di Assisi:Raimondo Lullo ed il dialogo interreligioso, offerto all’Istituto Teologico di Assisi; un meticoloso lavoro di rettifica del testo di Franco Porsia, Progetti di crociata. Il De fine di Raimondo Lullo, Taranto, 2005, compiuto dal Prof. Perarnau.

La relazione del Prof. Josep Perarnau Raimondo Lullo e le religioni: missione e crociata ha cercato di mettere a fuoco le accuse che anche ultimamente sono state mosse contro Raimondo Lullo. Secondo tali accuse, la violenza fa parte del processo di conversione lulliano, come se fosse possibile applicare il principio cuius regio eius religio all’epoca di Lullo. L’intervento è stato articolato intorno a tre temi: le accuse attuali, per cui la violenza sarebbe consustanziale al progetto missionario lulliano, partendo dal testo di Franco Porsia, Progetti di crociata. Il De fine di Raimondo Lullo; il progetto missionario di conversione di Raimondo Lullo; ciò che in questo progetto di conversione ha rappresentato la caduta di S. Giovanni d’Acri.

Le accuse sono concentrate nelle pagine 96-97 del testo del Prof. F. Porsia, dove la fusione tra progetto missionario e progetto crociato è vista come costitutiva e derivante dalla formazione giovanile di Lullo, nutrita dell’ideologia crociata. Nell’opera Liber per quem poterit cognosci quae lex sit magis bona, magis magna et etiam magis vera, la non corretta traduzione di un termine – nella traduzione di F. Porsia compare il termine convertire al posto di convenire – ha causato il travisamento del significato del testo, che voleva proporre al papa e ai cardinali di far ascoltare ai Giudei e agli infedeli una chiarificazione dei dogmi cristiani. Le radici del processo lulliano di conversione, passando al secondo tema, si possono rinvenire nel Libre de contemplació en Déu e nel Liber contra Anticrist. Il capitolo 346 del Libre de contemplació en Déu riassume quelle che sono le basi teologiche del progetto missionario di Raimondo Lullo: Dio vuole la conversione degli infedeli, non la loro distruzione, seguendo la strada indicata da Cristo e dagli Apostoli, che accetta il martirio senza fare altri martiri. La violenza è totalmente estranea a tale processo di conversione, qualora vi rientrasse non si tratterebbe più di un processo cristiano. Solo nel caso di difesa necessaria la violenza può essere considerata legittima nel cristianesimo. La strada per realizzare concretamente la teologia della missione sono le tre scuole lulliane proposte nel Liber contra Anticrist, che potrebbero essere definite scuole di serie A, di serie B, di serie C. La scuola di serie A è l’unica che è realmente esistita. Si tratta della scuola di Miramar, nata nel 1274 ed attiva dal 1275. Era una scuola per la formazione dei missionari secondo le tesi esposte precedentemente, una scuola per cristiani che si preparano a diventare missionari, pronti ad accettare il martirio. La scuola di serie B non è mai esistita. Consisteva nella proposta fatta a Federico III di Sicilia perché disponesse che cristiani ben preparati e conoscitori della lingua araba andassero a Tunisi per esporre  le verità della loro fede, mentre saraceni ben preparati dovevano recarsi in Sicilia per discutere della propria. Così che i saggi musulmani potessero comprendere l’essenza della dottrina cristiana ed essere in grado di spiegarla a loro volta. La scuola di serie C, infine, è quella per bambini non cristiani che vivono in paesi cristiani. Giacomo I aveva conquistato Valencia senza spargimento di sangue. Prima della resa della città, era stato stabilito un periodo di cinque giorni in cui i musulmani potevano muoversi liberamente. Il grande problema della violenza non fu legato al papa o ai re, ma a quanti dopo un lungo periodo di assedio volevano il bottino, nonostante l’impegno preso dal re. In questo caso non si può applicare il principio cuius regio eius religio, la città di Valencia era stata svuotata senza uccisioni e i musulmani avevano continuato a vivere nelle zone intorno a Valencia fino al 1609. Lullo suggerisce che ai bambini non cristiani, ma che vivono nella Cristianità, vengano fornite spiegazioni su quello che realmente credono i cristiani. Questa è la teologia missionaria di Lullo e la sua proposta fino alla caduta di S. Giovanni d’Acri, nel 1291. Dopo la perdita dell’ultimo baluardo della cristianità, il papa Nicola IV preparò immediatamente un piano di difesa all’attacco dei musulmani: la crociata doveva partire il giorno di S. Giovanni del 1293. Tutte le province ecclesiastiche dovevano fornire il loro parere ed il loro contributo. Auspicava, inoltre, l’unione degli ordini militari in un unico ordine. In questi documenti il papa chiedeva altresì il parere di tutti i fedeli. Questa era per Lullo una buona occasione per essere ascoltato, diede il suo parere, ma il Papa nel frattempo era morto. A Nicola IV, Lullo offrì il Tractatus de modo convertendi infideles che, composto per il papa precedente, Onorio IV, non conteneva nessuna indicazione sulla crociata. Lullo vi aggiunse due capitoli iniziali sulla crociata armata – per terra e per mare – come risposta alle richieste del papa francescano. Non deve destare meraviglia che un cristiano abbia scritto tali cose sulla crociata “sanguinosa”, perché erano state scritte nel 1292 ed in risposta ad un attacco subito e ad una esplicita richiesta. Nel programma di Lullo, quindi, l’ipotesi iniziale di violenza è in senso difensivo, nel caso di S. Giovanni d’Acri risponde alle domande del papa. Nel testo del 1291, Quomodo Terra Sancta recuperari potest, presentato sempre a Nicola IV, propone l’unificazione degli ordini militari e soprattutto la loro permanenza in Armenia per difendere la frontiera. In quel momento, il grande pericolo non era rappresentato dall’Islam, ma dai Tartari, che avrebbero potuto convertirsi all’Islam e sommarsi così ai musulmani. Il Liber de fine sintetizza quanto era stato elaborato nel 1291; risolto il problema di una difesa in armi della frontiera, affronta la questione delle missioni, accolta dal Concilio di Vienne e dal papa Clemente V. Il testo si apre con il riconoscimento delle misere condizioni in cui verte la cristianità, destinate a peggiorare. Lo stesso motivo per cui aveva chiesto a Nicola IV una decretale, che doveva far prendere in seria considerazione come l’unica strada per la cristianità fosse quella che porta a Dio, attraverso una riforma della cristianità stessa e la conversione degli infedeli. Tutto questo processo doveva essere a carico della Santa Sede, non dei re mossi da interessi personali, con una difesa unificata della frontiera. 

L’intervento del Prof. Marco Bartoli si è sviluppato a partire dai due punti fondamentali del pensiero lulliano riguardo alle religioni, evidenziati dal Prof. J. Perarnau, la missione e la crociata. Le molte opinioni di Raimondo Lullo su questo tema, che apparentemente contraddicono le posizioni che aveva sostenuto nella fase iniziale della sua dottrina missionaria, vengono ripercorse attraverso la lettura che ne hanno dato illustri medievalisti e studiosi di Lullo: Benjamin Z. Kedar, Miquel Batllori, Paolo Evangelisti, José Garcia Oro, Ramón Sugranyes de Franch, Franco Cardini. L’incontro tra cristianesimo ed Islam è stato analizzato anche partendo da un’altra coppia di concetti: identità e dialogo, un’altra apparente contrapposizione intorno a cui si è concentrato gran parte del dibattito contemporaneo. La cultura della paura e dell’incertezza, conseguenza dell’attentato delle Twin Towers dell’11 settembre del 2001 a New York e di quelli che lo hanno seguito, unitamente allo spaesamento provocato dalla globalizzazione, hanno generato una progressiva crescita di senso delle identità, religiose e nazionali. La riscoperta di un’identità cattolica, in cui alcuni hanno pensato di poter trovare un elemento fondamentale dell’identità culturale del Paese, indipendentemente da un’adesione di fede, è stata illustrata partendo dalle pagine di un articolo di Oriana Fallaci, apparso sul Corriere della Sera il 29 settembre 2001. Una nuova civiltà del convivere, nella libertà, nella pace e nel rispetto, come sostiene Andrea Riccardi, sarebbe ciò di cui ha bisogno il mondo oggi, insieme ad un dialogo che non nega l’identità – di cristiano, in questo caso – come aveva chiarito Giovanni Paolo II nel concludere la giornata mondiale di preghiera per la pace, il 27 ottobre del 1986. Gli incontri “uomini e religioni”, organizzati sulla scia di quell’evento, da allora si sono moltiplicati e quella ”attenzione cortese” alle diverse religioni e al dialogo per la pace, che caratterizza lo Spirito di Assisi, dovrebbe spingere alla “costruzione di ponti”. Proprio nel corso dell’incontro “Uomini e religioni” svoltosi a Barcellona nel 2001, mons. Vincenzo Paglia, parlando del dialogo come opportunità per accomunare laici e credenti nella comune battaglia per la pace, aveva ricordato Raimondo Lullo. Con le opportune cautele, senza proporre anacronistici accostamenti, sono stati individuati negli scritti del catalano degli spunti di riflessione di grande attualità: il riconoscimento della sincerità della fede dell’altro, un’apologetica basata sulla cultura e la tradizione araba da cui si potrà costruire il dialogo, il tentativo di assumere il punto di vista dell’altro e la forza disarmata della parola. Le parole di Anna Ajello, che indicava Raimondo Lullo come colui che aveva creduto possibile “il colloquio col Sultano” e “trasformare i nemici in amici”, hanno concluso l’intervento del Prof. M. Bartoli.

Come di consueto, una parte dell’incontro è stata riservata alle comunicazioni riguardanti i lavori che gli aderenti al Centro hanno condotto in questo ultimo anno; il testo completo è presente nel sito della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani.

La comunicazione di Marta Romano sull’Ars amativa, di cui ha curato la traduzione in italiano e lo studio critico in un volume pubblicato nella collana Corpus Christianorum, era stata esplicitamente richiesta dal Prof. J. Perarnau. Il suo intervento è stato finalizzato a presentare una sintesi, alcune piste di lettura di un testo complesso, ma per alcuni aspetti nodale per il pensiero lulliano. L’Ars amativa boni, composta nel 1290, non vuole aprire un dibattito sociale, un dialogo con l’infedele, ma applicare la teoria della combinatoria all’aspetto psicologico. La psicologia nel sistema lulliano deve ancora essere sviluppata, e questa comunicazione vi si soffermerà brevemente. Le tre facoltà dell’anima: l’intelletto, la volontà e la memoria hanno, in Lullo, pari dignità, ma operano secondo un ordine ben preciso. L’Ars amativa e l’Ars inventiva veritatis, opere scritte quasi contemporaneamente, sono strettamente collegate: Lullo vuole trasferire dalla scienza (ciència) all’amanza (amància) un modo simile per amare così come per conoscere, al fine di conoscere l’amanza attraverso la scienza ed amare la scienza attraverso l’amanza. L’arte di amare era marginale nel contesto filosofico dell’epoca di Lullo, che offre una prospettiva diversa. L’amorosa contemplazione da lui promossa è capace di rendere dilettevole il percorso dell’intelletto, così come il logico susseguirsi di argomentazioni amorose assicura il raggiungimento dell’obiettivo, viceversa la correttezza scientifica del procedere dell’amore solleva questo al piano del soprannaturale. Quanto più conosciamo l’amanza scientificamente, tanto più la eleviamo ad un livello più alto; quanto più efficacemente comprendiamo la scienza inventiva, tanto più essa diviene per noi più dilettevole e diventa possibile raggiungere il nostro proposito, legare la volontà nell’amare il bene e ottenere la conoscenza delle cose vere. L’amanza è sempre in relazione alla verità, amanza e scienza non vengono scisse. È proprio attraverso la scienza e la reale forma della verità che l’uomo viene attratto all’amore. Fondare il bene nel vero. Questo è lo scopo che Lullo si prefigge di raggiungere con questo trattato plurimodulare e pluristilistico. L’attenzione viene poi concentrata sulla volontà e la capacità di agire che caratterizzano il soggetto umano in quanto operativo, in movimento, in uscita da se stesso verso Dio e verso gli altri. Si ritorna così al tema di Lullo uomo di azione, un’azione che si fonda su questa teoria psicologica e metafisica.

La comunicazione di Francesco Fiorentino è stata incentrata sui prologhi delle opere degli ultimi quindici anni della vita di Lullo. L’analisi dell’Opera Messaniensa lo ha portato a prendere in considerazione il nuovo tipo di pubblico e di referenti politici cui Lullo si rivolge: mercanti laici, ai quali offre la possibilità di difendere il cristianesimo con le “ragioni necessarie”, spirituali eremitici che vivevano in assoluta povertà e si erano raccolti intorno a Federico III di Sicilia. Nel Liber de consolatione eremitae, l’interlocutore di Lullo è appunto un eremita. Forse poteva appartenere alla prima comunità di fraticelli di cui si ha notizia: la comunità di S. Maria del Bosco a Calatamauro. Nonostante fosse stato pregato di allontanare i fraticelli dal suo Regno, Federico III li aveva difesi e, nel 1316, aveva dichiarato di averli concentrati a Tunisi e a Gerba, senza averlo fatto realmente. L’attenzione ai prologhi delle opere composte in questo periodo potrebbe essere un valido strumento per lo studio degli altri referenti di Lullo: Arnaldo di Rassaco, legato pontificio e arcivescovo di Monreale ed i vescovi dell’isola, meno attenti ai progetti di Lullo.

Paolo Evangelisti, autore del testo I Francescani e la costruzione di uno Stato: linguaggi politici, valori identitari, progetti di governo in area catalano-aragonese, sostiene che le posizioni che Lullo espresse tra il 1271 ed il 1281 non contenevano idee a favore della crociata, ma una concezione di affermazione del cristianesimo. Gli strumenti ed i modi per raggiungerla fanno parte di una sperimentazione complessiva di Lullo, che lo rende uno dei soggetti di studio più interessanti. Lullo sviluppa in termini di metodologia una serie di proposte, il cui obiettivo finale resta l’affermazione del cristianesimo nel mondo. Il valore di Lullo, oggi, sta nel trarre da lui tutti gli spunti utili per capire se ciò che può funzionare ai nostri giorni è l’accettazione della logica dell’identità religiosa nel dialogo e nel confronto tra civiltà.

La descrizione della propria tesi di laurea, portata a compimento  presso l’Università degli Studi di Palermo, è stata l’oggetto dell’intervento della Dott.ssa Carla Compagno. Il lavoro condotto sotto la direzione del prof. A. Musco e della Dott.ssa M. Romano, in collaborazione con il Raimundus Lullus Institut di Freiburg è una traduzione dal testo latino del De levitate et ponderositate elementorum di Raimondo Lullo. La traduzione è preceduta da due commenti: la nascita e lo sviluppo della teoria dei quattro elementi nella filosofia occidentale e nella tradizione medica; la contestualizzazione del De levitate et ponderositate elementorum all’interno dell’opera lulliana.

Il Liber de Deo maiore et Deo minore è stato l’oggetto della tesi di laurea della Dott.ssa Giusy Laura Strazzeri, presso l’Università degli Studi di Palermo. In questa città è attivo dal 1995 un gruppo, di studiosi che si occupa di Raimondo Lullo, ora dedito allo studio delle opere che il maiorchino compose durante la sua permanenza in Sicilia. All’interno di questo gruppo, la Dott.ssa si è occupata di una revisione del testo latino del Liber de Deo maiore et de Deo minore, della sua traduzione in lingua italiana e di uno studio critico.

La Dott.ssa Francesca Chimento sta proseguendo la traduzione del Libro delle meraviglie. Nell’ambito di una collaborazione tra Palermo e Barcellona, le è stato chiesto di curare la versione italiana del sito dedicato a Raimondo Lullo, disponibile ora solo in catalano.

Il Prof. A. Tessari sta continuando a portare avanti tesi di laurea su argomenti lulliani. 

L’incontro si è svolto con la collaborazione ed il contributo di Oltre il Chiostro, Centro Francescano di Cultura, Napoli.


 
 
 
 
 
 
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