Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Nobile Giovedì 12 dicembre 2019
 

Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Nobile Marco , Recensione: Edmond Jacob, Esaie 1-12 , in Antonianum, 64/1 (1989) p. 197-198 .

Con questo pregevole commentario ai primi dodici capitoli del libro d'Isaia, la collana del CAT si è arricchita di un nuovo interessante vo­lume, scritto da un insigne esegeta.

L'impostazione tecnica del commentario è quella solita: una essen­ziale ed esaustiva introduzione generale, seguita dall'analisi dettagliata, critico-teologica, di ogni capitolo.

Tuttavia, il libro si legge con diletto per la sua apertura alle varie interpretazioni, pur non rinunziando alle proprie, e per la sua passione teologica, direi quasi cristologica, che illumina costantemente lo J. come precomprensione consapevole del suo studio.

Tra i paragrafi più notevoli dell'introduzione, va segnalato il 4°, ove il J. tratta il grande problema della formazione del libro isaiano. L'Au­tore, pur non disconoscendo la presenza di autentiche parole isaiane, vede giustamente il libro come un'opera in costante formazione, le cui prime grandi linee sono state date dalla cosiddetta (tanto discussa) «scuola d'Isaia». Questa avrebbe seguito uno sviluppo parallelo a quello della scuola deuteronomistica, al cui atteggiamento passatista poneva come contrappunto il suo sguardo volto al futuro, appunto uno sguardo pro­ fetico. E' proprio tale apertura, sempre mantenuta nella sua storia, che ha permesso all'abbozzo di libro di lasciar inserire nel periodo esilico le speranze dell'esaudimento delle antiche parole del Profeta, animanti la predicazione del Deuteroisaia. Dopo l'esilio, il libro si amplierà ancora con i ce. 56-66. Ad ogni modo, la fissazione del testo del libro isaiano può esser fatta partire dal VI sec. a.C, per farla giungere fino al X d.C, tenendo conto della complessa elaborazione del testo ebraico (vedi i ma­noscritti di Qumran) e di quella delle varie versioni, a volte delle au­tentiche esegesi, più che traduzioni.

Nonostante la complessità del processò redazionale, il J. è per l'Unità del libro isaiano, la quale s'inferisce in modo evidente dal voluto pa­rallelismo tra gli ultimi capitoli e i primi (p. 18). E' proprio questa posizione, largamente condivisibile, che fa apparire in certo qual modo contraddittorio il 5° paragrafo, riguardante il profeta e il suo linguaggio, svolto con accenti un po' tradizionali circa il genio letterario della per­sona  d'Isaia.

Altri paragrafi, notevoli sono il 6° e il 7°, trattanti, rispettivamente, la storia dell'interpretazione del libro d'Isaia, dall'epoca del NT fino ad oggi, e la posizione di alcuni autori contemporanei.

Per quanto riguarda l'analisi dettagliata dei capitoli, l'A., come si è detto all'inizio, unisce all'essenzialità critica l'afflato teologico. E' quanto si può constatare leggendo, ad es., l'analisi ai ce. 6-8.

Si spera che vi sia presto il seguito di questa felice fatica.


 
 
 
 
 
 
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