Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Oviedo Martedì 20 agosto 2019
 

Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Oviedo Lluis , Presentazione: il dibattito contemporaneo su Scoto e la sua ereditā, in Antonianum, 76/1 (2001) p. 3-5 .

La ricezione di Scoto è stata spesso accompagnata da accese discussioni sul significato e sulle conseguenze del suo pensiero. Anche nel secolo ventesimo si sono registrate letture "problematiche" da parte di noti teologi. Le critiche ed incomprensioni si spiegano in buona misura a causa del predominio tomista nell'ambiente filosofico e teologico cattolico, che spesso comportava l'esclusione di altri autori medievali.

Il dibattito attorno a Scoto si è riacceso negli ultimi anni, in seguito alla ripresa delle accuse che John Milbank e altri membri del movimento cosiddetto Radicai Orthodoxy (Catherine Pickstock, Phillip Blond) hanno rivolto contro il Maestro francescano e la sua eredità. In questo caso entrano in gioco diversi fattori. Da una parte l'opportuna revisione della deriva ideologica del secolo XX, avviata allo scopo di rivendicare in modo più vigoroso e affermativo la ratio Christiana; dall'altra il bisogno di situare storicamente le origini del processo che ha portato inevitabilmente alla "secolarizzazione" culturale e sociale. In terzo luogo, poi, la volontà di superare certi modelli intellettuali che si sono infiltrati anche dentro il mondo accademico cristiano, e che hanno portato ad un colpevole abbandono di preziosi elementi della tradizione cristiana.

Scoto, insomma, sarebbe colpevole di aver contribuito alla separazione dell'universo credente da quello mondano; di aver facilitato la via ad una razionalità autonoma e lontana dalla visione cristiana del mondo, che è contraddistinta dal principio di "partecipazione al divino"; di aver consacrato di fatto la separazione tra il modo cristiano e il modo secolare di intendere la realtà. A tutto questo si aggiunge un corollario sulle conseguenze negative per quanto riguarda la comprensione e lo sviluppo dell'ambito politico.

A dire il vero, le ricostruzioni storiografiche o dei processi di Wirkungsgesichte sono sempre estremamente complesse e rischiose. Ancora più problematico si presenta il discorso sulle colpe e sulle deviazioni che si sono registrate nel corso degli anni. In ogni tentativo del genere si celano i rischi di fraintendimento caratteristici delle "teorie della cospirazione storica" (Popper). E poi i dati a nostra disposizione suggeriscono letture molto diverse su come si sono svolti i fatti. Per esempio, se si tiene conto che negli ultimi due secoli il pensiero tomista, a differenza di quello scontista, è stato sempre presente in modo preponderante negli ambiti dell'insegnamento teologico, si deve concludere che le diagnosi sul crescente divario tra fede e cultura moderna andrebbero riviste e riformulate.

La questione si pone più a monte quando ci interroghiamo sulle conseguenze delle scelte teologiche e sui loro "costi", e cioè, sui guadagni e sulle perdite che si hanno a seconda delle opzioni assunte. Non è giusto allora confrontare tra di loro i vantaggi del sistema tomista con gli svantaggi del sistema scotista; non sarebbe fair play tener conto solo dei rischi e delle limitazioni che accompagnano le proposte del Sottile, come se ci fosse un sistema teologico "perfetto" e "compiuto", avulso da rischi e da svantaggi.

In questo numero della rivista Antonianum abbiamo voluto dedicare tutti gli articoli ad un approfondimento del dibattito provocato dalle obiezioni formulate lungo il secolo XX nei confronti di Scoto, con una particolare attenzione agli esiti più recenti. A questo scopo è stato chiesto ad alcuni specialisti di diversa provenienza di fare il punto sul significato dell'eredità scotista e di mettere a fuoco le critiche che si sono accumulate con l'andar del tempo. Quasi tutti hanno scelto la via comparativa, adottando un taglio critico, per far risaltare meglio lo specifico del contributo scotista a fronte di altri apporti medievali, in particolare di quello di Tommaso d'Aquino. Con questa operazione culturale abbiamo inteso chiarire, nella misura del possibile, alcuni tratti di un pensiero alquanto ricco e complesso, rigoroso e profondo, non facilmente comprensibile e troppo spesso frainteso. Siamo convinti che il modo migliore di difendere il pensiero di Scoto sia quello di fornire l'occasione per poterlo leggere e interpretare convenientemente. È su questa linea che si sono mossi gli autori dei contributi qui pubblicati, che aiutano non poco a precisare il senso delle proposte scotiste.

L'articolo di Richard Cross, che apre il numero, richiama l'attenzione sul carattere puramente concettuale o semantico dell'idea di "univocità dell'essere", che non rispecchia alcuna realtà metafisica; in questo modo l'autore risponde a chi vuole invece vedere nelle tesi di Scoto la proposta di un fondamento comune a tutto, ma autonomo rispetto a Dio. Il secondo articolo, a firma di Isidoro Manzano, vuole chiarire la "teologia della società" così come la si desume da Scoto, in risposta alle critiche formulate soprattutto da Catherine Pickstock, per far risaltare la pertinenza di una visione più armonica ed equilibrata delle tensioni tra vincolo sociale, libertà e giustizia. Orlando Todisco, dal canto suo, ritorna ancora una volta sulla polemica attorno all'univocità scotista, per mostrarne le virtualità, specialmente per quanto riguarda l'apertura dell'intelletto alla rivelazione divina e il senso della creazione quale dono. Alessandro Conti esplora invece le linee maestre dell'architettura concettuale scotista in contrasto con quella tomista, facendo notare che nel Sottile si incontra un apparato concettuale più flessibile e atto a cogliere il senso della Rivelazione, e che va oltre il rigido schema aristotelico. Da qui scaturisce poi una antropologia più personalista. Anche Javier Andonegui si serve del metodo comparativo per evidenziare le particolarità del progetto scotista, specialmente per quanto attiene alla sua concezione antropologica che tiene conto della "situazione di viatore", il che richiede una ermeneutica adeguata e possibilista. Finalmente il breve contributo di Gennaro Auletta ricorda con Scoto che non si può pretendere di cogliere lo "stato ottimo" del mondo, tale che rispecchi in tutto e per tutto la volontà divina, il che previene il formarsi di "imposizioni", che sono sempre pericolose.

La maggior parte degli autori intende mostrare l'attualità del pensiero di Scoto andando oltre le letture ormai superate e obsolete, e, nello stesso tempo, intende far capire quanto sia conveniente riprendere molte delle sue intuizioni per portare avanti il necessario aggiornamento della fede cristiana nel contesto contemporaneo. Probabilmente si potrebbe dire che certe crisi odierne sono sorte non per troppo scotismo, ma, al contrario, per una scarsa attenzione a questo sistema di pensiero. Infatti, alcuni contributi insistono giustamente sull'intenzione di Scoto di produrre una filosofia capace di rispondere alle istanze di intelligibilità proprie della dottrina cristiana, e mostrano come Scoto abbia preso sul serio la capacità della parola rivelata di generare un linguaggio filosofico. Tali argomentazioni mettono senza dubbio l'eredità scotista al riparo dall'accusa di aver provocato in qualche modo la separazione della fede dalla ragione.

Molte cose ci accomunano alla speciale sensibilità e ai motivi che spingono John Milbank e i suoi amici a proporre una revisione radicale del pensiero filosofico e teologico odierno. Proprio per questo motivo, e assecondando l'esigenza di un dialogo aperto al confronto rigoroso e critico, abbiamo ritenuto di dover prendere in seria considerazione le critiche mosse a Scoto, che, a nostro parere, rappresentano comunque una questione secondaria rispetto allo sforzo di ricostruzione teologica da essi intrapreso. Dal canto suo Milbank ha mostrato grande interesse al dibattito in corso e ha promesso un suo intervento di risposta, che sarà pubblicato in uno dei prossimi numeri della nostra rivista. Ci auguriamo che l'iniziativa intrapresa e il materiale pubblicato in questo numero contribuiscano a rendere più accessibile il pensiero del grande Maestro francescano e a metterne maggiormente in luce il significato e l'importanza per il mondo di oggi.


 


 
 
 
 
 
 
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