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Rivista Antonianum
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Foto Malaquias Junior Moacyr , Acta diei academici: La storia dei patti tra la Santa Sede e il Brasile., in Antonianum, 86/3 (2011) p. 519-529 .

1. Premessa

L'Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Federativa del Brasile con­cluso il 13 novembre del 2008, con ratifica significata nel corso di una ceri­monia svoltasi presso il Palazzo Apostolico Vaticano nel dicembre dell'anno successivo, ha lo scopo e l'effetto di stabilire e precisare in base pattizia ossia bilaterale lo status giuridico della Chiesa Cattolica in quello che si suol de­scrivere come il più vasto paese cattolico del mondo. Esso assume una parti­colare rilevanza storico-politica dal momento che, in precedenza, ogni aspet­to riguardante la vita religiosa dei 140 milioni di cattolici brasiliani (l'80% della popolazione) era disciplinato dal decreto n. 119-A del 07/01/1890. Tale decreto, assegnando una personalità giuridica scarsamente definita alla Chiesa cattolica, ha prodotto nel tempo una serie di considerevole problemi gestionali.

Il recente accordo, che consolida ulteriormente i tradizionali vincoli di amicizia e di collaborazione esistenti tra le due parti, si compone di un pre­ambolo e di venti articoli, che regolamentano vari ambiti, tra i quali: lo statuto giuridico della Chiesa cattolica in Brasile, il riconoscimento dei titoli di studio, l'insegnamento religioso nelle scuole pubbliche, il matrimonio ca­nonico e il regime fiscale.

Come si accennava, in Brasile la presenza cattolica è molto forte: di­fatti, in quella nazione vive il maggior numero di battezzati secondo il rito romano tra tutti gli Stati nel mondo. Malgrado ciò, tale numero è in co­stante decremento a vantaggio di altre forme di religiosità, soprattutto del protestantesimo di tipo pentecostale. L'analisi del recente accordo brasiliano impone, inoltre, un'ulteriore considerazione di natura storico-politica, legata alla particolare evoluzione dei rapporti Chiesa-Stato nell'area geografica del continente sudamericano.

Una novità di particolare interesse sta nel fatto che, in Brasile, Chiesa e Stato abbiano deciso di stipulare un 'accordo anziché un 'concordato'. Già la scelta terminologica è indicativa della volontà di concludere un patto internazionale tra soggetti dotate ciascuna di una propria sovranità. Ciò costitui­sce un ulteriore fattore di innovazione, dal momento che tutti i trattati finora stipulati tra la Chiesa di Roma e i vari Stati hanno assunto la denominazione di concordato. L'utilizzo del vecchio termine sottintendeva la possibilità, per lo Stato firmatario, di intervenire in talune questioni ecclesiastiche, a fronte di sovvenzioni economiche da esso fornite alla Chiesa oppure a di azioni volte a sostenere le opere di culto.

Nel corso dei secoli, infatti, in ambito europeo le modalità strutturali del concordato si sono modificate: originariamente esso era uno strumento per l'affermazione della Chiesa quale societas iuridice perfetta, mentre in se­guito è stato utilizzato altresì per rivendicare spazi di autonomia dal potere politico. Tale processo risulta maggiormente visibile nel più recente "modello sudamericano", che tuttora non ha compitamente assorbito le importanti evoluzioni conciliari. Un'impostazione normativa siffatta riflette la realtà politica di quell'area, caratterizzata dal superamento della fase della coloniz­zazione e della riacquistata indipendenza degli Stati, a cui ha fatto seguito un'ondata storica dominata da forti spinte giurisdizionaliste. Nel periodo immediatamente post-coloniale, numerose nazioni latinoamericane hanno potuto ripristinare il "regio patronato" anche grazie al silenzio-assenso del­la Chiesa Cattolica. Le nuove stipulazioni, pur nel tentativo di allontanarsi da pratiche anacronistiche, risentono ancora di prassi e privilegi risalenti al passato1.

2. Storia dei rapporti diplomatici tra il Brasile e la Santa Sede

In Brasile, durante tutto il periodo della dominazione coloniale porto­ghese (1500-1822), si applicava la legislazione della metropoli e, anche dopo l'indipendenza, il cattolicesimo rimase nel corso di tutto il regime monarchi­co (dal 1822 al 1889) la religione ufficiale del paese. In pratica, il Brasile neo­indipendente adottò nel proprio ordinamento giuridico, basato sul primo testo costituzionale, la Costituzione Imperiale del 1824, il regime portoghese deìpadroado o iuspatronatus, ottenendo dalla Santa Sede - mediante la bolla Praeclara Portugaliae Algarbiorunque Regum emanata da Papa Leone XII il 27 maggio 1827 —, privilegi simili a quelli concessi ai Regni di Portogallo e Spagna e ad altre monarchie cattoliche europee.

I rapporti diplomatici tra il Brasile e la Santa Sede ebbero formalmen­te inizio il 23 gennaio 1826, allorché Monsignor Francisco Correa Vidigal, plenipotenziario inviato a Roma da Dom Pedro I, consegnò le proprie lettere credenziali a Papa Leone XII. La Santa Sede riconobbe l'indipendenza del Brasile solo nell'agosto del 1825, dopo che il Portogallo l'ebbe riconosciuta. Monsignor Pedro Ostini, primo Nunzio in America Latina, fu accreditato nel 1829 presso l'Imperatore Pedro I e designato come Delegato Apostolico per tutta l'America Latina.

Nel periodo coloniale, i rapporti tra il potere temporale e spirituale non sempre furono sereni. Con l'istituzione del padroado, lo Stato mantenne una serie di diritti speciali sui beni ecclesiastici. L'ingerenza dei governatori sugli ordini religiosi era particolarmente pressante. Tutto il patrimonio ecclesiasti­co, le decime, i contributi, le donazioni, restavano al di fuori del controllo dell'autorità ecclesiastica. Lo Stato interveniva costantemente nei minimi affari della Chiesa e si arrogava il diritto di impossessarsi dei beni delle istitu­zioni religiose che si estinguevano.

La Costituzione brasiliana del 1824 aveva formalizzato 'A padroado, ossia il sistema della religione di Stato: "la religione cattolica apostolica romana continuerà ad essere la religione dell'Impero" (articolo 5°). Per i "regalistas"2 ciò significava la continuazione dello statu quo. In conseguenza di ciò, la Chiesa potè conservare diversi vantaggi, quali il mantenimento del clero e del culto, dei seminari, delle missioni e l'esclusione dei non-cattolici dalla rappresentanza politica (quest'ultimo privilegio cessò con la legge del 9 gen­naio 1881); tuttavia, mai si firmò un concordato che definisse i rispettivi diritti dello Stato e della Chiesa. Tramite il Ministero dell'Impero, il go­verno regolava le questioni disciplinari e addirittura quelle liturgiche. Nel contempo, la vita religiosa era attraversata da una profonda crisi. Il prestigio del clero subì un declino nella vita culturale e politica del paese. I conventi si svuotavano e, abbandonati, cadevano in rovina. Diversi istituti religiosi furono ridotti a pochi membri e le autorità presero in seria considerazione la possibilità di estinguerli definitivamente, secolarizzando i religiosi restanti. Nel 1854 in tutti gli istituti fu sospeso il noviziato, segno di una sempre maggiore decadenza.

Per un verso, si osservava una presenza eccessiva del clero nella politi­ca del paese, "[...] molto più vicina al temporale che allo spirituale [...]". D'altro canto, l'ingerenza delle autorità civili nel campo ecclesiastico si spinge fino a raggiungere le estreme conseguenze del "regalismo": si applicava ampiamente il privilegio del padroado (il diritto di conferire benefici eccle­siastici) e del "beneplacito" (la necessità della licenza dell'imperatore per pubblicare gli atti di Curia). Studiosi e giuristi dell'epoca non esitavano a sostenere la dottrina secondo la quale lo Stato aveva il diritto di vigilare sul culto religioso, di supervisionare la disciplina e la vita spirituale del clero e, soprattutto, la nomina dei vescovi e il conferimento dei benefici ecclesiastici erano prerogative della sovranità nazionale. Alla Santa Sede spettava unica­mente la facoltà di confermare3.

In diversi casi, il sistema "regalista" — servendosi abilmente delle forze li­berali — riuscì a ridurre il ruolo degli ecclesiastici a quello di semplici funzio­nari statali e a limitare le attività degli ordini e delle congregazioni religiose,trasformandoli, secondo lo studioso brasiliano Magalhàes de Azevedo, nel "carcere d'oro della Chiesa4". In tal modo, la Chiesa perdette la sua autono­mia e lo Stato la sua legittima laicità.

Tali peculiari relazioni tra Chiesa e Stato generarono subito una serie di attriti, persino all'interno del clero brasiliano, come nel caso della cam­pagna promossa da Padre Feijó a favore dell'abolizione del celibato sacerdo­tale. Nell'assumere la reggenza, Feijó arrivò quasi a rompere le relazioni con Roma poiché un vescovo di Rio de Janeiro era stato nominato in disaccordo con la Santa Sede.

Tuttavia nel 1889, con la proclamazione della Repubblica, il nuovo testo costituzionale consacrò il principio della separazione tra Stato e Chiesa, in base al quale lo Stato ignorò totalmente il fenomeno religioso. La Costituzio­ne del Brasile del 1891 evitava di trattare argomenti religiosi e, in contrasto con il precedente regime, concedeva piena libertà di religione per ogni "culto o chiesa". Sempre in materia religiosa, viene consacrato l'insegnamento laico.

3. La separazione Chiesa-Stato nella Costituzione del 1891

La Costituzione repubblicana giunse a rescindere totalmente il vincolo tra la Chiesa e lo Stato, come sancito dall'articolo 7, par. 7: "nessun culto o chiesa godrà di sovvenzione ufficiale né avrà rapporti di dipendenza o allean­za con il governo degli Stati".

Ciò ebbe senza dubbio un grande significato per la Chiesa in Brasile: si profilò così una liberazione dal "regalismo" e, dunque, lo sviluppo di un'in­tensa attività pastorale5. Va tuttavia chiarito che le conseguenze benefiche della separazione riguardarono particolarmente la libertà di azione dell'auto­rità ecclesiastica e non i principi del liberalismo laicista che, in Brasile come altrove, furono pervasi di ateismo6.

Il giornalista e intellettuale cattolico Tristào de Athayde, nella sua ope­ra Estudos, afferma: "[...] ciò che volevano fare nel 1891 era proprio dare un forte impulso all'influenza religiosa, non soltanto nella vita politica, ma persino nella formazione dei futuri uomini politici. La mentalità del 1891 era nitidamente antireligiosa. La 'libertà' che ebbe la Chiesa e che, senza ombra di dubbio, fu un progresso rispetto alla situazione di servitù in cui viveva precedentemente nell'Impero, non fu un servizio che la Repubblica intendeva prestarle. Se vi fu un miglioramento nel rapporto, esso fu certa­mente indipendente dalla volontà dei deputati costituenti"7. Si venne dun­que a creare un acerbo conflitto tra la realtà sociale e la realtà giuridica; tra i veri sentimenti del popolo brasiliano e la clausola costituzionale che aveva la pretesa di rappresentarli.

4.1 rapporti Chiesa-Stato nelle Costituzioni del 1946,1967 e 1969

Costituzione del 1946 - Art. 31 : All'Unione, agli Stati e al Distretto Federale e ai Municipi è vietato: stabilire o sovvenzionare culti religiosi op­pure ostacolarne l'esercizio; mantenere con loro o con i loro rappresentanti rapporti di dipendenza con qualsiasi culto o chiesa, senza pregiudizio della collaborazione reciproca in vista dell'interesse collettivo.

Costituzione del 1967 - Art. 9: All'Unione, agli Stati e al Distretto Fe­derale e ai Municipi è vietato: stabilire o sovvenzionare culti religiosi oppure ostacolarne l'esercizio; mantenere con loro o con i suoi rappresentanti rap­porti di dipendenza o alleanza con qualsiasi culto o chiesa, salvo la collabo­razione dell'interesse pubblico, in modo particolare nei settori educativi e ospedalieri.

Costituzione del 1969 - Art. 9: si esprime con gli stessi termini.

La Costituzione del 1988 — Si esprime con identiche parole, sopprimen­do tuttavia l'ultima frase "in modo particolare nei settori educativi e ospe­dalieri".

La forza più rilevante che ha determinato l'avvicinamento tra Chiesa e Stato in Brasile viene proprio dal popolo brasiliano, dalla sua mentali­tà, dall'"anima" brasiliana. Infatti, come scrive il grande sociologo Gilberto Freyre, "[...] è molto difficile separare il brasiliano della religione"8.

Il fatto che milioni di persone di origini tanto diverse convergano su di­versi aspetti e siano fedeli agli stessi principi costituisce un fenomeno sociale che non poteva essere ignorato dalla legislazione del paese.

Le premesse che hanno portato al recente accordo risalgono al 1953, al­lorché la Conferenza episcopale brasiliana dette inizio a una serie di colloqui finalizzati alla stipulazione di un trattato con il governo guidato dal laburista Vargas. Scopo di tali trattative era la definizione di diversi aspetti della vita della Chiesa locale che potevano avere risvolti di tipo giuridico. I colloqui non ebbero esito positivo, come pure i rinnovati tentativi in tal senso portati avanti dalla Conferenza, principalmente a motivo della congiuntura politica in cui il paese versava.

Nonostante ciò, nel 1991 l'episcopato brasiliano decise di dare un re­spiro più ampio ai propri sforzi promuovendo un accordo non più a livello locale, ma internazionale, che avrebbe visto coinvolti — anziché la Conferen­za Episcopale e il Governo nazionale — la Santa Sede e lo Stato del Brasile. Il percorso seguito per realizzare tale obiettivo non fu certo rapido, dal momen­to che le trattative in vista dell'accordo ebbero ufficialmente inizio soltanto nel 2006, quando il governo guidato da Luiz Inacio Lula da Silva manifestò una certa apertura nei confronti dell'iniziativa promossa dalla Conferenza.

L'accordo definitivo, concluso come già detto alla fine del 2009, com­prende venti articoli, tutti accuratamente studiati al fine di assicurare la loro completa conformità alla legislazione in vigore ed elaborati con la parte­cipazione di undici ministri, ciascuno dei quali si è occupato degli aspetti rientranti nelle proprie competenze.

Il testo riconosce espressamente la personalità giuridica della Chiesa (art. 3), il che le ha consentito di riconoscere, modificare o estinguere nuove istituzioni ecclesiastiche in totale autonomia. Ciò ha permesso al clero locale di rappresentare legalmente parrocchie e diocesi presso enti locali ed econo­mici, quali gli istituti di credito. L'articolo in esame non soltanto definisce la personalità giuridica della Chiesa, a suo tempo già riconosciuta dal decreto n. 119-A, ma altresì la possibilità che vescovi e parroci agiscano autono­mamente presso studi notarili e istituti di credito a nome delle istituzioni religiose a cui essi appartengono. Il clero nazionale ha così acquisito maggio­re libertà in materia di gestione patrimoniale, cosa in precedenza alquanto difficile per via delle difficoltà sollevate in ambito giurisprudenziale.

5. Il primo accordo tra il Brasile e la Santa Sede-Scambio di valigie diplomatiche e di lettere ufficiali

Il 19 gennaio 1935 il Governo brasiliano rivolgeva alla Santa Sede una proposta di un accordo per lo scambio di valigie diplomatiche speciali e di lettere ufficiali tra la Segreteria di Stato per gli Affari Esteri del Brasile e l'Am­basciata del Brasile presso la Santa Sede, nonché tra la Segreteria di Stato del Vaticano e la Nunziatura Apostolica di Rio de Janeiro.

Con lettera del 16 gennaio 1935, la Segreteria di Stato comunicava all'Ambasciata del Brasile presso la Santa Sede il nulla osta alla proposta avanzata e dava disposizioni circa le caratteristiche del contenuto, il limite massimo di peso e volume e simili. La stessa Segreteria stabiliva che il trattato sarebbe entrato in vigore il 1° febbraio 1935.

6. Il secondo accordo tra Brasile e Santa Sede: dalle prime forme di as­sistenza religiosa alle forze armate all'ordinariato militare

Secondo lo Storico brasiliano Maurilio Cesar de Lima9, non è possibile stabilire con esattezza e fondamento documentale l'inizio del servizio spiri­tuale svolto presso le forze armate brasiliane. Si sa soltanto che le più antiche tradizioni militari portoghesi, risalenti all'epoca della fondazione del Conda­do Portucalense, parlano di crociate per scacciare gli arabi dal Sud della Pe­nisola Iberica, alle quali parteciparono altresì i monaci soldati appartenenti agli ordini militari.

Uno di questi ordini religioso-militari, l'Ordine di Cristo, ereditò i beni del soppresso Ordine dei Templari. Nel 1420 fu nominato Gran Maestro dell'Ordine di Cristo l'Infante Dom Henrique, o Enrico il Navigatore, il quale dette il via alle prime navigazioni lusitane facendo rivivere i vecchi ideali delle Crociate. Sulle vele delle navi con cui Cabrai raggiunse la costa brasiliana campeggiava la croce dell'Ordine di Cristo. Nella flotta di Cabrai erano presenti sacerdoti diocesani e missionari francescani, il cui Superiore era Fra' Henrique Soares, nativo di Coimbra, il quale celebrò le prime Messe per le truppe che salpavano per l'India. Pertanto, secondo lo storico Lima, "se si pensa che la prima Messa in Brasile fu una presa di possesso della terra per la civilizzazione, non si può dubitare che fu anche un atto di assistenza religiosa alle Forze Armate".

6.1.  Il servizio religioso nel periodo coloniale e imperiale

Nel periodo coloniale era comune trovare sacerdoti tra i soldati delle forze di terra. Costoro facevano parte degli effettivi delle entradas e bandeiras, partecipavano alla costruzione delle fortezze litoranee e alcuni di essi furono coinvolti nella lotta contro gli invasori olandesi nel Nord est e nella resistenza contro i francesi a Rio de Janeiro.

Il coinvolgimento dei sacerdoti in tali avvenimenti era stato deciso dall'esercito coloniale. Già nel documento denominato "Aviso Regio" del 24 maggio 1741, i cappellani che servivano le truppe erano considerati veri parroci e come tali soggetti all'ispezione episcopale, anche se svolgevano il loro ministero ad esclusivo servizio dei militari.

In base alle disposizioni entrate in vigore nel 1850, i cappellani svolge­vano il loro ministero nelle diverse regioni dell'Impero, nelle guerre contro l'Uruguay, contro il Paraguay e nei diversi luoghi in cui l'esercito adempiva alla sua missione. In particolar modo, durante la guerra contro il Paraguay, non è mai mancata l'assistenza religiosa da parte di volenterosi cappellani.

Cessato il conflitto, alla luce delle esperienze maturate in tale contesto, tale servizio religioso fu riformato, assumendo il nome di "Corpo ecclesia­stico dell'esercito"10.

6.2.  Il servizio religioso durante la Repubblica

Con la proclamazione della repubblica, nel corso dei primi due anni di separazione tra Stato e Chiesa non vi furono cambiamenti di rilievo nella struttura delle cappellanie. I cappellani continuarono a essere nominati e trasferiti, ma il tutto avvenne in modo più lento. Tuttavia, a partire dal 30 giugno 1890, furono introdotte significative modifiche: il "Corpo ecclesia­stico" fu soppresso e furono mandati in pensione i cappellani con più di 25 anni di attività. Tali mutamenti furono dettati dai principi liberali e positi­visti, dominanti nei primi tempi della repubblica e causa della legislazione che determinò la separazione tra la Chiesa e lo Stato. L'estromissione del clero non fu però assoluta: i sacerdoti continuarono ad essere occasionalmen­te chiamati a prestare assistenza religiosa, particolarmente nei conflitti più intensi, come quelli scatenati dalla rivoluzione del 1930 e dal movimento costituzionalista del 1932.

Tuttavia, in occasione della partecipazione dell'esercito brasiliano alla Seconda Guerra Mondiale in Italia, fu istituito un "Servizio di assistenza religiosa" anche in base alla considerazione "che nelle operazioni di guer­ra le forze armate brasiliane sono sempre state accompagnate dall'assistenza religiosa"11.

Per quanto attiene ai trattati internazionali, quelli che si rivelano confor­mi alle Costituzioni brasiliane sono: l'accordo amministrativo per gli scambi di corrispondenze diplomatiche del 2 ottobre 1935 e l'accordo sull'istituzio­ne dell'ordinariato militare e la nomina dei cappellani militari del 23 ottobre 1989.

L'ordinariato militare (o ordinariato castrense) è una chiesa particolare della Chiesa cattolica, ovvero una comunità di fedeli guidati da un vescovo, con la particolarità che tali fedeli sono militari. Equiparato giuridicamente ad una diocesi, la sua finalità è quella di curare il bene spirituale dei militari. La sua giurisdizione è equiparata a quella del Vescovo diocesano. Il diritto che regola un ordinariato militare è determinato più specificamente dai sin­goli statuti di ogni ordinariato e dagli eventuali accordi con i diversi paesi.

Le funzioni degli ordinariati militari furono regolamentate da Papa Gio­vanni Paolo II con la costituzione apostolica Spirituali militum curae (La cura spirituale dei soldati), pubblicata il 21 aprile 1986. Nel suo primo articolo si afferma che gli ordinariati sono equiparati alle diocesi; quindi, ogni afferma­zione dei documenti magisteriali riferita alle diocesi deve essere estesa, con gli opportuni adattamenti, anche agli ordinariati militari. Gli adattamenti si rendono necessari per il fatto che le diocesi sono definite esclusivamente dal loro territorio, per cui comprendono tutti i fedeli cattolici che dimorano in tale territorio; gli ordinariati militari, invece, comprendono solo i militari cattolici che dimorano nel loro territorio.

In Brasile, l'ordinariato militare fu istituito il 6 novembre 1950 da Papa Pio XII, come Vicariato Castrense del Brasile. A seguito dell'accordo conclu­so tra la Repubblica Federale del Brasile e la Santa Sede il 23 ottobre 1989, esso ricevette una nuova struttura tramite il suo statuto, omologato dalla Congregazione per i Vescovi mediante il decreto Cum Apostolicam Sedem del 2 gennaio 1990. L'articolo 8 dello statuto dell'ordinariato militare del Brasile stabilisce che "la giurisdizione ecclesiastica dell'Ordinario Militare è ordina­ria, propria e immediata, però cumulativa con la giurisdizione del Vescovo, e deve essere in modo primario e principalmente nelle caserme e nei luoghi propri riservati alle Forze Armate, ai membri delle Forze Armate e Ausiliari (Polizia e Vigili del Fuoco) non esclusi i militari della riserva con i loro rispet­tivi familiari". L'ordinariato militare del Brasile è subordinato direttamente alla Santa Sede e partecipa al Consiglio episcopale regionale Centro-Ovest della Conferenza episcopale brasiliana. La sede episcopale si trova nella Cat­tedrale militare "Santa Maria dei Militari Regina della Pace" a Brasilia.

7. La genesi dell'attuale Accordo del 2009

Papa Giovanni Paolo II ha visitato tre volte il Brasile, nel 1980, nel 1991 e nel 1997. Da parte sua, l'ex-Presidente Fernando Henrique Cardoso effettuò altrettante visite a Roma nel 1997, nel 1999 e nel 2002. Negli ulti­mi anni le visite delle autorità brasiliane presso la Curia Romana sono state frequenti, e ancor di più i viaggi in Brasile di dirigenti delle congregazioni e commissioni della Curia, nonché quelli di numerosi esponenti della Chiesa Cattolica del Brasile a Roma.

L'attuale Pontefice Benedetto XVI ha visitato il Brasile dal 9 al 14 mag­gio 2007, in occasione della V Conferenza generale dell'Episcopato Latino Americano e dei Caraibi (CELAM). Fu il primo viaggio di Papa Benedetto al di fuori dei confini europei.

Negli anni Ottanta la Conferenza episcopale brasiliana ha intensificato gli sforzi per raggiungere uno status giuridico adeguato alle esigenze della sua missione e, nel decennio successivo, ha presentato una richiesta ufficiale in tal senso alla Santa Sede.

Come abbiamo visto, l'accordo è sviluppato in venti articoli, che ripren­dono i temi classici di tale istituto: il riconoscimento della personalità giuri­dica delle istituzioni canoniche; l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole, contestualmente però a quello di altre confessioni; l'edilizia religiosa; il riconoscimento dei titoli accademici ecclesiastici; gli effetti civili del ma­trimonio canonico e delle sentenze ecclesiastiche in materia matrimoniale; la parità scolastica per gli istituti cattolici e l'assistenza spirituale.

Una disposizione particolare riguarda l'esclusione del vincolo di impie­go tra le diocesi e i sacerdoti e tra gli istituti religiosi e i loro membri, presente per la prima volta in un accordo stipulato dalla Santa Sede. Ciò comporta che lo Stato accetta che tale rapporto venga regolato in via esclusiva dal di­ritto canonico, per la sua natura religiosa, ed esclude il rapporto di lavoro in termini civilistici. Un aspetto degno di nota è il richiamo di due esigenze fondamentali, quasi in ogni articolo: il rispetto delle leggi brasiliane e la pa­rità di trattamento con le altre confessioni.

8. Conclusione

L'esame delle attuali dinamiche concordatarie consente, in conclusione, di sottolineare l'ampiezza e la diffusione di tale strumento, che ha conosciuto una crescita costante soprattutto grazie alla politica adottata dal penultimo Pontefice, che ne ha intuito le infinite potenzialità a livello di Stati, Chiese e di pluralismo confessionale.

Esaminare il testo dell'accordo, la sua storia e le tematiche che esso di­sciplina può dare un'idea delle possibilità che esso offre alle istituzioni, alle scuole e alle associazioni cattoliche nell'ambito di una società che evolve ra­pidamente quale quella brasiliana.

La decisione personale da parte del Pontefice di scegliere la città di Apa-recida per accogliere la V Conferenza del CELAM, nonostante esistessero varie altre proposte al riguardo (Roma, Quito, Buenos Aires, Bogotà) è un segno eloquente della priorità data al Brasile nella strategia adottata dalla Santa Sede nei confronti dell'America Latina.

In conclusione, l'accordo concluso tra Santa Sede e Brasile, che ha susci­tato grandi consensi sia presso i sostenitori dell'ex-Presidente Lula che presso gli ambienti cattolici, può rappresentare un utile precedente in vista di nuovi trattati internazionali. Esso ha definitivamente sancito il ruolo fondamentale della presenza cattolica per il popolo brasiliano e rappresenta per il clero locale un ulteriore stimolo a partecipare alla vita di quella società e ai suoi progressi.


 


 
 
 
 
 
 
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